Attenzione
Abati: il Pacini sarà potenziato al meglio
L’Asl illustra nuovamente il progetto negando lo smantellamento. «Letti tolti solo per riorganizzare gli spazi»
MARCELLO. Dopo lo striscione i volantini che hanno inondato la montagna. I dirigenti dell’Asl 3 si sentono assediati sul progetto di riorganizzazione dell’ospedale Pacini, convinti però che il piano presentato, rilanciato e migliorato sia il migliore possibile che poteva essere fatto, in tempi di ristrettezze finanziarie. Su un aspetto soltanto il direttore generale Roberto Abati - che ieri ha convocato i giornalisti insieme al direttore sanitario ospedaliero Roberto Biagini e al referente per la montagna Simone Fini - è disposto a fare mea culpa: «Forse abbiamo sbagliato qualcosa nella comunicazione e il messaggio è arrivato male e travisato a tante persone che, in montagna, non hanno internet». Abati e gli altri dirigenti, non accettano però che il piano per il Pacini mascheri dismissioni e smantellamento. «Nessuno smantellamento, anzi è un potenziamento al meglio dei parametri indicati dalla Regione per un ospedale di montagna. Lo sgombero dei letti significa solo che stiamo liberando spazi per riorganizzare il presidio, secondo il progetto definito passo passo in questi mesi, a partire dal mese di gennaio, insieme agli operatori della montagna e seguendo le indicazioni del territorio». Abati tiene a precisare che, se l’azienda dovesse mantenere l’ospedale com’era attualmente, «sarebbe stato destinato a morire in poco tempo». Questo perché, fa notare, utilizzava soltanto il 50% dei posti-letto e, spesso, i reparti venivano utilizzati da pazienti che venivano da Pistoia ed altre zone dell’Asl. «Dopo aver fatto una serie di valutazioni epidemiologiche sulla popolazione, abbiamo pensato essattamente al meglio che occorre per questo territorio».
Ricordiamolo in breve questo progetto, che in questi giorni verrà pubblicato per intero sul sito internet dell’Azienda Usl 3. Il pronto soccorso viene mantenuto com’è attualmente, con l’aggiunta di un’ambulanza infermieristica. Attualmente è in corso la formazione del personale. Gli ambienti verranno ampliati e parzialmente rivisti, per garantire una maggiore privacy agli utenti. Non c’è più la chirurgia (uno dei punti dolenti e maggiormente discussi), ma viene accordata la presenza di un chirurgo per 12 ore al giorno. L’ortopedico, invece, opererà per sei ore al giorno nel periodo invernale (quando gli impianti sciistici sono aperti). Anche quest’ultimo è un punto contestato.
Un’altra importante novità è il trasferimento degli ambulatori specialistici dal presidio di via Roma all’interno del presidio ospedaliero: questo crea, nelle intenzioni dell’Asl, una migliore continuità assistenziale e maggior coordinamento fra i professionisti. Per lo stesso motivo, anche gli ambulatori dei medici di famiglia vengono inseriti nel presidio. Vengono potenziate le cure domiciliari e la cosiddetta “medicina di iniziativa”. In buona sostanza, resterà un reparto di medicina per tutte le patologie con 24 posti letto, ai quali si aggiungono 2 posti in day hospital. «Questo numero è considerato quello ottimale rispetto al monitoraggio epidemiologico – fa notare il direttore dell’Asl – Ma non è detto che non possa essere adeguato». Resta la radiologia con la Tac e restano il centro trasfusionale dell’ Avis e la riabilitazione al piano superiore. Infine da segnalare i due letti riservati alle cure intermedie (dove i pazienti vengono seguiti direttamente dal medico di famiglie) e la sperimentazione di telemedicina, per cui la Regione ha scelto anche la montagna pistoiese. Come personale, c’è una contrazione rispetto ai 23 della chirurgia precedente, ma restano 14 persone (10 infermieri e 4 Oss), ritenute sufficienti.
Francesco Albonetti
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