Il Tirreno

Pistoia

Sos protezione civile «Siamo all’anno zero»

Sos protezione civile «Siamo all’anno zero»

L’allarme lanciato dagli stessi operatori nell’ultima riunione in Regione «Strutture mai adeguate, piani di emergenza rimasti da anni nel cassetto»

2 MINUTI DI LETTURA





MARCELLO. Se la terra trema o frana, la montagna rischia di essere impreparata. Non si tratta di allarmismo ingiustificato, ma di un’evidenza: la montagna pistoiese, al momento, è quasi sprovvista di protezione civile per fronteggiare una seria calamità naturale. «La situazione delle protezione civile sulla montagna – esordisce Federico Bonechi, referente delle Misericordie per la Toscana – equivale pressappoco ad un buco nero. La preoccupazione è emersa chiaramente in Regione, durante il summit fra comuni convocato dopo l’emergenza terremoto in Lunigiana. In quell’occasione, anche per effetto della sentenza dell’Aquila, la rete informativa aveva funzionato come dovrebbe, ma la nostra montagna fu in un primo momento dimenticata. Mentre nei paesi vicini della Lucchesia si sgomberava, da Popiglio osservavano con curiosità ciò che stavano facendo a Lucchio. Forse una carenza di informazione dalla Provincia di Pistoia, ma la nostra montagna merita davvero particolare attenzione». «Il raffronto con altre aree è calzante – prosegue Bonechi – in Garfagnana c’è un alto rischio sismico, ma la vulnerabilità è più bassa perché tale consapevolezza ha indotto già da diversi anni a costruire edifici antisismici. La nostra montagna è a soli 20 km in linea d’aria: il rischio sismico è più basso, ma il patrimonio edilizio ancora inadeguato fa incrementare di molto la vulnerabilità. Dunque, a parità di terremoto, la montagna pistoiese rischia danni uguali o maggiori». Da qui le raccomandazioni avanzate dalla Regione ai comuni montani e, in particolare ai sindaci, di rimboccarsi le maniche al più presto per colmare questo enorme gap, specie adesso che la Protezione civile è divenuta una delle funzioni gestite dall’Unione dei 5 comuni. «Fino a pochi mesi fa – prosegue Bonechi – la protezione civile era spettanza della Comunità montana. Il sindaco resta comunque il primo responsabile sul territorio, ma l’ente aveva il compito di fare da raccordo fra i comuni riunendone tutti i piani in un unico piano generale di protezione civile. Tali documenti, predisposti per dovere d’ufficio, se però sono tenuti chiusi a chiave in un cassetto non hanno alcuna utilità. Il piano perché funzioni deve essere aggiornato e conosciuto, non solo dagli addetti ai lavori ma anche dai cittadini che devono sapere come muoversi in caso di emergenza». Anche le strutture sono un grosso problema: se almeno Cutigliano è dotato di Coc in piazzale Fabio Danti, riferimento anche per gli abitanti della Val Sestaione, il Centro operativo misto di San Marcello non può certo definirsi pronto all’uso.

Elisa Valentini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa