Sicurezza
Ospedale, l’Asl presenta il piano di trasferimento
Tensione alta con gli operatori sanitari negli incontri della scorsa settimana Timori per la formazione (ancora da iniziare), turn over e posti letto
PISTOIA. Se le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, in visita al cantiere nell’ex campo di volo, hanno espresso soddisfazione per una struttura all’avanguardia, gli incontri della scorsa settimana con la direzione generale dell’Asl 3 hanno lasciato l’amaro in bocca a sindacati dei medici, infermieri e, soprattutto, dirigenti medici.
Tante le domande in attesa di risposte sulla futura organizzazione, la formazione, il turn over. Risposte che Abati dovrebbe dare stamani al cantiere, dov’è in programma la presentazione del piano di trasferimento e delle organizzazione delle attività sanitarie.
Il San Jacopo sarà programmato per intensità di cure. Spariranno i vecchi reparti (le Unità operative) e le degenze saranno suddivise per livelli di assistenza: rianimazione e sub intensiva (primo livello), degenza di area medica e chirurgica (secondo livello) e bassa intensità (terzo livello, per i pazienti meno gravi). I medici saranno chiamati a “seguire” i propri degenti, non più raggruppati in un’Unità operativa. Ogni area avrà un coordinatore, ma il fatto che non siano ancora stati individuati mette in agitazione il personale sanitario. La riflessione fatta ad Abati è che potrebbero sorgere problemi di attribuzione di responsabilità tra i medici al momento del passaggio del paziente da un livello all’altro.
L’Asl 3, è il commento degli operatori che hanno partecipato ai confronti con la direzione, è in ritardo rispetto alle altre Asl toscane che stanno costruendo nuovi ospedali. La responsabilità di questo ritardo non viene imputata ad Abati, Cei e Turco. C’è da gestire l’eredità pesante di molti mesi di “fermo” a causa delle indagini sull’ex dg Alessandro Scarafuggi e poi i mesi di commissariamento di Bruno Cravedi.
Ma adesso i tempi stringono, e le cose da fare sono molte. L’auspicio è che stamani Abati chiarisca molti dei dubbi emersi la scorsa settimana. Sul turn over, per esempio. Non si capisce come funzioneranno le 13 sale operatorie previste nel nuovo ospedale, quando al Ceppo ce n’erano 6. Il timore è che la direzione voglia aggirare l’ostacolo chudendo la chirurgia di Pescia e spostando il personale.
La formazione, poi. In vista del trasloco sono stati organizzati 18 gruppi di lavoro per 200 operatori sanitari. Ma questi corsi non sono ancora iniziati.
Infine i posti letto. Grande sorpresa tra i dirigenti medici quando si sono confrontati con la dirigenza sul livello 1 (intensiva e sub intensiva). Si sono trovati di fronte una variazione sostanziale nel numero dei posti, ridotti da 12 a 6. Le critiche si estendono comunque al numero totale dei posti letto che ospiterà il San Jacopo: saranno 19 in più rispetto al Ceppo. Troppo pochi, secondo i sindacati, rispetto alle esigenze del territorio.
In compenso il nuovo ospedale offre notevoli miglioramenti strutturali, è stato il commento delle segretarie provinciali di Cgil e Cisl, Gessica Beneforti e Patrizia Pellegatti, della segretaria organizzativa Uil, Cristina Silvestri, e di Paolo Tosi, coordinatore rsu aziendale Cgil. «Si respira aria di novità - afferma Gessica Beneforti - di innovazione, tecnologia, cura, sapere. Adesso sarà necessario che tutto il percorso per arrivare al trasferimento sia condiviso con gli operatori sanitari».
«L’efficienza di questa nuova realtà - evidenzia Patrizia Pellegatti - sarà legata alla qualificazione del personale impiegato».
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