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Pistoia

Il giudice boccia il ricorso contro Gaia

Il giudice boccia il ricorso contro Gaia

Comuni a bocca asciutta per un vizio di forma. Montagna: «Così i cittadini saranno beffati tre volte sulle bollette»

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MARCELLO. Gaia impugna il ricorso ed i comuni rimangono a bocca asciutta. Sembra che la vicenda dei maxi- crediti vantati dai comuni montani nei confronti del gestore idrico integrato sia giunta ad una prima svolta. Il grosso problema, tuttavia, è che le ultime notizie sarebbero tutt’altro che positive per gli amministratori (ed i cittadini) dei tre comuni - Cutigliano, Piteglio e San Marcello - coinvolti nella questione. L’azione legale intrapresa dall’avvocato che ha seguito la pratica nei confronti del gestore idrico sarebbe infatti decaduta. A lanciare l’allarme è il capogruppo d’opposizione di San Marcello Giuseppe Montagna che, venuto a conoscenza della sentenza del tribunale di Pistoia, ci illustra la questione. «L’azione dei comuni è decaduta – esordisce Montagna – nella procedura è stato commesso un errore. L’ingiunzione di pagamento, anziché essere fatta dal dirigente del comune, è stata intrapresa dallo stesso avvocato. Ma la legge sul punto è chiara. L’ingiunzione non può essere fatta da terzi. Così Gaia non ha fatto discorsi: l’ha impugnata e ovviamente il tribunale le ha dato ragione. Il giudice così ha respinto l’ingiunzione dei comuni che adesso sono condannati a pagare le spese processuali, circa 800 euro». La notizia della presenza di un vizio di forma nell’azione intrapresa dai comuni ventilava da qualche tempo ma, secondo quanto emerso dall’ultimo summit tenuto dagli amministratori comunali con il loro legale, pareva che la cosa fosse aggirabile. Gli aggiornamenti addotti da Montagna, tuttavia, prospettano una situazione diversa. «Vorrei sapere che cosa intende fare il comune di San Marcello– prosegue Montagna – perché la situazione adesso si fa difficile. Gli importi che si leggono in bilancio non sono più veritieri. Ci sono dei residui attivi dal 2006 che vengono messi nello schema per far quadrare il bilancio. Ma essendo decaduta l’ingiunzione di pagamento, la Corte dei Conti pretende che il comune accantoni ancor più soldi nelle plusvalenze, che già ammontano a 200mila euro, per prevenire il dissesto nel caso in cui si presentino difficoltà di riscossione. Questo accantonamento dovrà essere ripetuto negli anni fino a copertura del credito (1 milione e 500mila euro). Allora mi chiedo – prosegue Montagna – cosa si intende fare? Si vuol procedere con altre soluzioni? Come dissi anche in campagna elettorale, occorre presentare un’istanza di fallimento a Gaia spa, magari con richiesta di rimborso agli amministratori per i danni arrecati. Prima o poi qualcuno si frugherà in tasca. E poi riprendersi la gestione del servizio idrico con le relative entrate. Non è pensabile che i comuni rimangano ingessati nei loro investimenti a causa dei mutui non pagati da Gaia. Conseguenze che, in ultima istanza, si ripercuotono sui cittadini che in questo caso pagano addirittura tre volte: per le rate mutui non riscosse dal Comune; per le tariffe idriche e per il 7% abolito con referendum ma che tuttora Gaia continua ad inserire in bolletta».

Elisa Valentini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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