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Mazzanti: «Per i rimborsi servono le fatture dei lavori»

Mazzanti: «Per i rimborsi servono le fatture dei lavori»

QUARRATA. La domanda è sempre la stessa, ad ogni esondazione che sconvolge la Piana. E puntuale è arrivata anche stavolta: «Chi risarcirà i danni di Olmi e di Vignole?». Per adesso l’unica cosa certa...

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QUARRATA. La domanda è sempre la stessa, ad ogni esondazione che sconvolge la Piana. E puntuale è arrivata anche stavolta: «Chi risarcirà i danni di Olmi e di Vignole?». Per adesso l’unica cosa certa è che se ci saranno dei rimborsi - e il se è d’obbligo – i cittadini colpiti dall’emergenza di lunedì non vedranno un centesimo prima dell’autunno del prossimo anno.

Intanto, per mettere una toppa a rimesse inghiottite dall’acqua, macchinari da lavoro sciupati e edifici da risanare, le vittime degli allagamenti sono costrette a frugarsi in tasca propria. E la speranza di vedere un po’ di luce alla fine di un tunnel ostruito di burocrazia e attese insostenibili, è quasi azzerata. «Io ho avuto l’acqua in casa per 3 volte negli ultimi anni – spiega Oreste Vannucci, del Comitato di Caserana – ma non ho mai visto un risarcimento».

«L’unica via per ottenere qualcosa, è quella dei finanziamenti statali – dice il sindaco Marco Mazzanti – Come Comune di Quarrata abbiamo subito richiesto allo Stato, tramite Provincia e Regione, la calamità naturale. Se ci verrà riconosciuta, i cittadini di Olmi e di Vignole colpiti dall’emergenza degli scorsi giorni, potranno far richiesta e ottenere, nel giro di un anno e mezzo, il risarcimento per i danni subìti, così come successo per gli allagamenti di 2 anni fa. Per farlo però dovranno presentare tutte le fatture che attestino le spese sostenute nel ripristino delle proprietà danneggiate dall’acqua».

Ma anche quando lo Stato paga, non c’è molto da stare allegri, almeno nella Piana. Giovanni Turetti, che abita sulla Statale, in quel tratto tra Olmi e Barba duramente colpito anche dall’ultimo straripamento del fosso Quadrelli, è uscito dall’emergenza del 2010 con 35mila euro di danni sul groppone. «Mi hanno ripagato solo il muro di recinzione sfondato dall’acqua» denunciava lo scorso dicembre, all’indomani dell’ennesimo allagamento. E come lui ce ne sono molti altri. Gente che per non commissionare i lavori di imbiancatura e di risanamento a ditte esterne, anticipando somme importanti prima ancora di avere la certezza che siano rimborsate, ha preferito far da sé.

«Chi ha intenzione di chiedere i risarcimenti– avverte però il sindaco – è bene che faccia fare ad altri i lavori, perché la presentazione delle fatture è indispensabile in questi casi».

Beatrice Faragli

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