Sicurezza
Banche troppe avare Record negativo italiano
Pistoia al secondo posto dopo Varese per il crollo del credito nel 2012 Oriana: «Scendono l’offerta e la domanda, è un cane che si morde la coda»
PISTOIA. I prestiti alle imprese da parte delle banche in due anni sono calati del 13,3%. Un dato che – secondo un’indagine di Fondazione Impresa pubblicata nei giorni scorsi sul Sole 24 Ore – pone la provincia di Pistoia al secondo posto assoluto in Italia per la restrizione al credito. Al primo posto c’è Varese, ma la media italiana dei tagli è del 7,1%, la metà di quella pistoiese. Questa “mappa del credit crunch”, come viene definita dal quotidiano di Confindustria, aggiorna peggiorando la classifica dell’analogo studio di Fondazione Impresa uscito nell’ottobre 2012, dove Pistoia figurava all’11° posto. Abbiamo fatto qualche domanda sull’argomento a Giuseppe Oriana, presidente di Confindustria Pistoia.
Presidente Oriana, la situazione del credito alle imprese è così grave?
«A gennaio siamo usciti con un’analisi del nostro Centro studi. Rispetto a quanto riporta il Sole nel suo articolo cambia solo la lettura dei parametri, ma la sostanza non cambia. Noi abbiamo analizzato soprattutto lo stock di credito alle imprese, il rapporto fra domanda e offerta di credito. Il tema è grave e risaputo e voglio partire dalla questione dei rating che cambiano da banca a banca. Questi rating bancari, ovvero i dati in base ai quali le banche accordano o meno la fiducia alle aziende, sono fatti principalmente su criteri patrimoniali: maggiore è il patrimonio dell'azienda maggiore è l'affidabilità. Io credo che invece dovrebbe essere più importante e fedele il criterio “andamentale”: ci sono aziende che crescono e vanno bene e che hanno sempre gestito il loro business sulla liquidazione del portafoglio. Ci vorrebbe maggiore sensibilità su questi temi».
Possibile che a Pistoia le banche conoscano così poco i loro clienti imprenditori?
«Noi abbiamo un rapporto aperto e costruttivo continuo con il sistema bancario. Le imprese hanno bisogno delle banche, ma anche le banche hanno bisogno delle imprese. Ed è inutile mettersi in contrapposizione. Sottolineo che le banche che conoscono meglio il territorio, sono più vicine ai loro clienti e operano meglio. Quelle che invece si affidano solo a una valutazione numerica di un rating, rischiano di perdere di vista i fenomeni che più contano».
Colpa solo della crisi o arrivano comunque meno soldi alle imprese?
«C'è una maggiore sofferenza e difficoltà negli incassi e c'è una diminuzione di domanda di credito: molti imprenditori hanno smesso di chiedere prestiti. Ma c'è anche una riduzione gravissima dell'offerta. Nella nostra analisi abbiamo detto che l'offerta di credito è diminuita del 10,2%, il Sole aggrava al - 14%. Arrivano meno soldi alle imprese, ma è il cane che si morde la coda, alla fine le banche non sapranno con chi fare i guadagni ».
Chi dovrebbe fornire garanzie alle banche?
«Le banche oggi per affidare le imprese chiedono una garanzia ai vari consorzi fidi. Queste garanzie stanno diventando costose ed estremamente difficili da ottenere. È un tema importante questo. La Germania ha risposto facendo una banca di proprietà dello Stato che non eroga il credito, ma dà garanzie alle banche sui finanziamenti».
Francesco Albonetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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