La manifestazione
Via Vecchia Pratese diventa un torrente
Monta la polemica: sotto accusa la cassa di espansione «È mancata un’adeguata manutenzione delle chiuse»
PISTOIA. Piove ininterrottamente per due giorni e via Vecchia Pratese si trasforma in un torrente, Chiazzano rischia di diventare una piccola Atlantide. Facendosi largo in un metro d’acqua i mezzi della Protezione civile, dei pompieri e le ambulanze raggiungono le abitazioni. I residenti chiedono sacchi di sabbia e soccorsi. Sono in eterna lotta contro le piogge, e protestano indignati: sotto accusa il Consorzio di bonifica Ombrone Pistoia Bisenzio e il Comune di Pistoia, che avrebbero dovuto monitorare la situazione.
A causare il problema è stato principalmente il canale Acqualunga, nel quale convogliano i ruscelli delle colline. Pochi anni fa è stata costruita una cassa d’espansione proprio per contenere le frequenti esondazioni di fossi e canali di scolo, tra cui proprio l’Acqualunga. L’opera, evidentemente insufficiente, è stata concepita con l’obiettivo di creare un bacino di raccolta con chiuse meccaniche in entrata e in uscita, dal quale poi far defluire dolcemente le acque. Tuttavia le forti raffiche di vento delle scorse settimane hanno fatto sì che pacciame, vasi, rami e teli di nylon usati dai vivaisti dei dintorni si accumulassero in corrispondenza delle chiuse, creando un tappo. La diga di detriti ha impedito così alle correnti di far scolare via la pioggia. Adesso la cassa appare come un vero e proprio lago melmoso in continua crescita.
«Siamo stanchi di vivere in queste condizioni,- tuona Riccardo Scatizzi, la cui villetta dista poche decine di metri dalla cassa di contenimento - partiranno delle denunce. Né il Comune né il Consorzio di bonifica ci vogliono aiutare, ognuno getta la responsabilità sull’altro, ma nessuno interviene. Sarebbe bastato assicurare una manutenzione costante delle chiuse per limitare il problema, ma sanno solo dire che mancano i soldi. Noi paghiamo ogni anno la tassa al Consorzio, ma dove sono quando serve?».
A detta di alcuni qualche giorno fa un fuoristrada con all’interno quattro addetti del Consorzio di bonifica si è avvicinato alle chiuse, senza però fare alcunché. A seguire altri due tecnici si sarebbero limitati ad osservare la cassa dalla sponda. «Il problema sta tutto nel fatto che la cassa di contenimento ha fallito- spiega un altro residente, Matteo Bongi - è stata concepita per evitare che si allagassero abitazioni, strade e campi, invece questo è il risultato. Questi eventi possono essere previsti, basta guardare il meteo: perché nessuno è venuto a ripulire i canali o ad alzare le chiuse? Non è la prima volta che ci rimettiamo di tasca nostra per togliere la terra dai canali».
Intanto cresce l’apprensione per le prossime ore, dato che il livello dell’acqua potrebbe salire ancora. «Stiamo aspettando altri sacchi di sabbia- commenta Sokoli Nicolle, che attende sugli scalini della soglia di casa per non bagnarsi- alle quattro di stanotte la pioggia ha cominciato ad entrare da sotto la porta, poi si è allagato l’ingresso, e adesso tutto il pian terreno è pieno di fango».
Guardando ai lati della strada si nota come i canali di scolo siano stati interrati per allargare il letto stradale e come, col passare degli anni, campi e vivai abbiano sottratto terreno ai fossi. «Sono amareggiato con l’amministrazione comunale e provinciale, - dichiara Marco Marrassini, il cui piazzale è ormai una pozza tra i terreni coltivati- che hanno permesso ai vivaisti di rialzare i propri terreni, lasciando le case sotto il livello dei campi. Per evitare che marcissero le piante, fanno marcire le persone».
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