Italia
Quel ritorno a casa di Ugo Pagliai
Fuggì da Pistoia troppo provinciale a 19 anni, ma ora torna volentieri nella sua mansarda in piazza della Sala
AGLIANA. «In un clima così avvelenato, serve tornare a gioire di quello che abbiamo intorno, di un odore, di un colore che la natura può dare».
La boccata d’aria fresca che Ugo Pagliai vuole dare con “Platero e io”, con cui domani e domenica debutterà in anteprima nazionale a “Il Moderno” di Agliana, si sente già parlando con uno dei figli più illustri della sfera culturale pistoiese.
Sarà perché lui è rimasto “il ragazzo”, come ci racconta, che da Pistoia partì a 19 anni per frequentare l’Accademia di Arte Drammatica di Roma, lasciando una provincia di cui «in quel momento ne avevo avuto abbastanza».
«Me ne sarei andato via anche prima” dice Pagliai, che nel novembre scorso ha compiuto 75 anni, 42 dei quali passati a fianco con Paola Gassman senza sentire il bisogno di formalizzarli con firme su fogli di carta o anelli al dito. «Me ne volevo andare perché volevo fare l’accademia- racconta- e a quei tempi ci voleva la maggiore età. E poi la mia famiglia, come succedeva allora, mi voleva a casa. I ricordi dell’adolescenza pistoiese sono tutti intorno alla figura di Fabrizio Rafanelli con cui ho iniziato a coltivare questa passione a livello amatoriale».
Prima degli spettacoli sui palchi delle parrocchie e dei quartieri, la vocazione artistica di Pagliai era sbocciata nel modo più popolare, in una famiglia come tante che voleva buttarsi alle spalle la desolazione della guerra.
«La mia era una famiglia normale- ci dice l’attore- mio padre faceva il commesso ma amava suonare il mandolino, mentre mia madre cantava. Gli spettacoli li facevamo a casa, per noi».
La Pistoia di Ugo Pagliai però non è solo una cartolina in bianco e nero prima che le luci del palcoscenico lo consacrassero tra gli attori\ italiani più amati. E’ anche quella che, specie, negli ultimi anni è tornata ad essere la sua casa, dopo stagioni di lontananza perché -come dice lui- “certe amministrazioni avevano altri clienti”. Tant’è che, a pochi mesi dal suo ritorno al Teatro Manzoni con lo spettacolo beckettiano “Wordstar(s)”, nel prossimo fine settimana tornerà ad esibirsi nella sua città, scegliendo una piccola fucina teatrale di periferia che Agliana ha voluto fortemente riaprire da pochi anni. «La nascita di questo spettacolo è legata proprio al teatro Moderno e al chitarrista Nicola Marchi- spiega Pagliai- entrambi mi avevano chiesto una collaborazione, io ho unito le cose e ho proposto “Platero e io” del premio Nobel, Jimenez, perché lui parla di una natura paradisiaca, della ricerca di un eden nella natura. Quale città è meglio di Pistoia, capitale delle piante, per questo? Ho chiesto la collaborazione di uno dei vivaisti più importanti come Vannucci e proprio un suo architetto paesaggista si sostituirà allo scenografo per la rappresentazione scenica. Jimenez parla di come nasce lo spettacolo della natura, del rispetto per questa immedesimandosi in un docile asino, Platero appunto. Penso che per vivere una vita migliore, pensare alla magia della natura che abbiamo intorno può essere perlomeno un palliativo”. “Il Moderno”- continua l’attore- è un ambiente che propone progetti interessanti, che aiuta gruppi di giovani a mettere in scena le proprie idee. Stimola quella sperimentazione che è modo di fare spettacolo pulito e sincero». Dai giovani che si sono rimpossessati del teatro a quelli che, ancora più massicciamente, hanno trasformato il cuore antico della città in cuore pulsante tra cene e bicchieri di vino nei vicoli che furono degli artigiani mediovali: sono loro che hanno aiutato a riavvicinare Pagliai alla sua città.
«Ho la fortuna- chiude- di avere un piccolo “nido d’aquila” sulla Sala, dove tanti giovani vivono le loro serate tra i tanti ristorantini. Da qualche anno, la visita a Pistoia è diventata anche un fatto culinario, un piacere nel visitare una città bella per l’arte e il saper mostrare ciò che produce».
La sua osteria preferita?
«Io vado un po’ da tutti- chiude Pagliai- ma devo dire che La Bottegaia ci ha sempre accolto con grande calore a fine spettacolo, anche se c’è davvero l’imbarazzo della scelta”.
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