Il Tirreno

Pistoia

Continua la frana delle esportazioni

di Fabio Calamati
Continua la frana delle esportazioni

Mobile, carta, maglieria: all’estero le aziende provinciali vendono sempre meno. E rispetto al 2001 è stato un vero crollo

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PISTOIA. Il Made in Pistoia va sempre meno di moda all’estero. Mentre nel resto della Toscana e d’Italia l’export costituisce una preziosa bombola di ossigeno per tante imprese che non riescono più a vendere sul mercato interno gelato dalla crisi, le aziende della provincia continuano a perdere terreno sui mercati stranieri.

L’ennesima conferma arriva dagli ultimi dati Istat sulle esportazioni 2012, prontamente rielaborate dall’Associazione industriali. Considerando il totale dei prodotti, la provincia lo scorso anno ha esportato per 1.276 milioni di euro, quasi l’1% in meno rispetto al 2011. Questo mentre il dato medio toscano è positivo per il 6,9% e quello italiano per il 3,7%.

«La crescita del valore dei prodotti esportati nel 2012 rispetto all’anno precedente – sottolinea la nota dell’ufficio studi Assindustria – pone la provincia di Pistoia all’85º posto fra le province italiane».

Se si allarga il confronto ad un periodo più lungo, le cose vanno ancora peggio: dal 2001 al 2012, ad esempio, le province toscane hanno visto crescere il valore nominale delle loro vendite all’estero del 44%; Pistoia è invece calata del 19,7%, in piena controtendenza rispetto alla regione.

Cosa non riusciamo a vendere all’estero? Innanzitutto i mobili, il 10% dell’export provinciale, in cifra 126 milioni, calati del 10% rispetto all’anno precedente. Poi gli articoli di carta e cartone, 79 milioni nel 2012, -15,3% di calo. Ma va male anche il cuoio-borse-pellicce, settore che vale il 3,6% del totale esportato e che nel 2012 è sceso del 13,3%. Così come gli articoli di maglieria, giù del 12,6%.

Invece crescono le esportazioni vivaistiche, che con il 5,5% in più del 2012 sono arrivate a 221 milioni di euro e rappresentano il 17,4% del totale esportato. Bene anche le calzature (125,9 milioni, quasi il 10% del totale export, cresciuto del 2,5%). Nel settore tessuti la provincia ha venduto all’estero 51,7 milioni di euro di merce, con una crescita del 4,4%. Il settore locomotive e ferrotramviario (cioè essenzialmente AnsaldoBreda) ha pesato nel 2012 per 45 milioni, con una crescita peraltro spettacolare (207%) dovuta alla ripresa di alcune commesse estere.

Ma se si “depurano” i dati delle vendite all’estero dalle ondivaghe cifre del ferrotramviario (così come di altri settori che deformano gli andamenti nel resto delle province, è il caso dei metalli preziosi) la crisi di competitività delle imprese pistoiesi (vedi tabella) viene fuori ancora più forte: il calo delle vendite è addirittura del 4,9% nel 2012 rispetto al 2011, dato peggiore di tutta la regione e 93ª peggior performance tra le province italiane.

Senza i treni di AnsaldoBreda, per la prima volta dopo tanti anni le vendite all’estero pistoiesi scendono sotto quota 1.000 milioni, fermandosi a 997. Rifacendo il confronto con il 2001, la variazione del valore esportato è di -22,5%, mentre quasi tutte le altre province toscane hanno visto crescere la loro fetta di mercato estero. Peggio di Pistoia, in questi 12 anni, ha fatto solo Prato, crollata del 29% per colpa del vortice della globalizzazione che ne ha terremotato l’economia tessile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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