Sicurezza
Stangata da 4,7 milioni per l’avv. Bianchi
A tanto ammonta il danno erariale che la Corte dei Conti contesta al noto legale pistoiese con studio a Firenze
PISTOIA. Alberto Bianchi è un avvocato di 59 anni. Nato a Pistoia, dove è molto conosciuto, oggi vive e lavora a Firenze.
Negli ultimi tempi è arrivato alla ribalta dei media per essere stato uno dei sostenitori di Matteo Renzi. Una sua società, con sede legale a Pistoia, aveva finanziato la pubblicità per l’allora candidato alle primarie del Pd.
Ma oggi l’avvocato Bianchi finisce sui giornali per una vicenda tutta personale. Con sentenza depositata il 14 febbraio scorso Alberto Bianchi è stato condannato a pagare la bella bellezza di 4 milioni e 700mila euro per danno erariale. La sentenza è stata emessa dalla Corte dei Conti e riguarda gli anni in cui Bianchi lavorava per conto di Efim spa, carrozzone industriale dello Stato.
Una condanna in qualche modo abnorme che riguarda una parcella legale. Ma veniamo alla vicenda che si è conclusa solo pochi giorni fa.
Tutto accade quando l’avvocato Bianchi era diventato commissario liquidatore dell’Efim. Siamo nel dicembre del 2006 e a Bianchi arriva la parcella di uno studio di avvocati da 9 milioni e 528mila euro. I legali sono l’avvocato Alessandro Munari e Francesco Gatti.
Era il pagamento del patrocinio per la causa che l’Efim in liquidazione aveva aperto contro amministratori e sindaci della società controllata Agusta sistemi srl, nonchè alla società di revisione «Coopers e Lybrand spa». L’accusa presunte irregolarità nel bilancio 1991.
Il procedimento, presentato alla Procura di Roma, si intendeva prescritto. Tanto che l’Efima era condannata a pagare le spese di lite nonchè il compenso liquidato al ctu del Tribunale.
Ma i guai per Efim non sono finiti. Perchè arriva la famosa parcella che sfiora i 10 milioni di euro. Tanto, ma sembra che l’argomento del contendere, secondo chi quella parcella l’ha firmata, viaggiasse sui 200 milioni di euro.
Bianchi tratta con gli avvocati e riesce a ridurre la parcella a 5 milioni e 300 mila euro . Lo fa in un incontro che avviene il 21 dicembre del 2006, e con lettera del giorno dopo (il 22) viene confermata la cifra in una lettera scritta sempre da Bianchi.
Ma attenzione alle date. Il 27 dicembre dello stesso anno, pochi giorni l’accordo transattivo da 5 milioni di euro, viene emanata la legge 296/06 che all’articolo 1, comma 492 prevede che «le spese legali e di consulenza tecnica relativa... a processi o eventuali transazioni » inerenti l’Efim «non possono comunque superare, per ciascuna vertenza comprensiva di tutti i diversi gradi di giudizio, l’ammontare di 300mila euro».
Insomma fra i 5 milioni e 300 mila euro pagati da Bianchi e i 300mila euro (moltiplicati per due fanno 600mila euro) c’è appunto la cifra di 4 milioni e 700mila euro che viene imputata ad Alberto Bianchi.
Su quali basi? Sul fatto che lui fosse a conoscenza (visti anche i molti articoli apparsi sui giornali di economia e di finanza) che stava per arrivare questa legge che poneva un tetto (e che tetto) alle parcelle pagabili dall’Efim, società in liquidazione.
Ma come è venuto fuori questo processo contabile per Bianchi? Perchè l’avvocato Riccardo Taddei, consigliere delegato di Ligestra srl (società che aveva ereditato la gestione in liquidazione di Efim) aveva denunciato quando operato da Bianchi in un esposto inviato alla Procura della Repubblica di Roma.
Nelle motivazioni della sentenza della corte dei conti i giudizi sull’avvocato pistoiese non sono in realtà molto lusinghieri.
«Perchè il commissario liquidatore si sia determinato ad agire offrendo allo studio Munari la somma di 5 milioni e 300mila euro, non è dato sapere – scrive il giudice – nè interessa ai fini del giudizio contabile ora incardinato: quel che è certo, è che il si attiva in prosieguo perchè i difensori possano intascare effettivamente le somme così generosamente (l’avverbio è del giudice, ndr) così elargite.
Secondo la Corte dei Conti, Alberto Bianchi si sarebbe attivato «perchè lo studio Munari incassasse la somma, attraverso bonifici emessi dopo che – giusta precedente comunicazione dello stesso Bianchi – egli era ormai cessato dalle funzioni di liquidatore».
Alla fine Bianchi, per difendersi, dà anche la colpa al suo predecessore come commissario dell’Efim, l’avvocato Alberto Predieri, altra figura molto nota.
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