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Pistoia

«Addio compagno»: pioggia di messaggi

«Addio compagno»: pioggia di messaggi

I ricordi di esponenti politici e organi di partito. «Non ti avremo più vicino ma non ti dimenticheremo»

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PISTOIA. Nel settembre del 1944 furono fucilati dai nazisti alcuni partigiani. Ma uno di essi, giovanissimo, Alberto Giannini, non fu citato nelle lapidi apposte dopo la guerra a ricordo di quegli episodi. Un gruppo di esponenti di sinistra si prese a cuore la vicenda (Luisa Soldati, Lucia Geri, Rita Monari) e fece sì che anche Alberto Giannini avesse il suo riconoscimento. La lapide venne sistemata nel luglio 2011. L’episodio lo ricorda Alberto Zoppi, che del “partigiano dimenticato” era nipote, in una lettera di saluto a Marco Vettori, che fu invitato alla cerimonia e volle esserci, perché«il ricordo dei partigiani non doveva e non deve cadere nell’oblio».

Altri messaggi di saluto a Vettori sono arrivati da partiti politici e singole persone. «Persone come lui – scrive la Federazione dei Comunisti italiani –ci dicono che la politica può ancora essere un impegno di cui non vergognarsi». «Ci mancherai, compagno – ha scritto invece Rosalia Billero –in questi giorni tristi, ci mancherà la tua forza, la tua tenacia, il tuo essere antifascista attivo. .. Ciao Marco, non ti avremo più vicino, ma non ti dimenticheremo».

Michele Parronchi dell’Italia dei valori ha scritto:«sentiremo forte la tua mancanza, come tutta la città avrà un guerriero di libertà in meno a difendere i nostri valori e principi».

Un messaggio anche da Alessio Bartolomei, consigliere comunale di Pistoia Futura ed autore di memorabili scontri dialettici con Vettori quando era presidente del consiglio. «Un abbraccio alla tua famiglia – ha scritto Bartolomei – e un buon viaggio a te. So che un giorno ci ritroveremo, e continueremo a discutere come abbiamo fatto negli anni, insegnandoci reciprocamente che esiste anche l'altra faccia del sole».

La Federazione di Pistoia del Sel scrive tra l’altro che «sarebbe bastato guardare una delle fotografie dove sorridi a pugno chiuso per capire che i comunisti, anche quelli “grossi”, non potevano mangiare i bambini».

«Marco Vettori è stato per molti di noi un amico – scrive invece l’Intersindacale medici Asl 3 – ed a lui ci piace pensare come ad uno dei pochi che... avrebbe avuto il diritto di insegnare alle giovani generazioni più che con le parole con l’esempio di una vita vissuta nell’impegno e nella coerenza».

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