Gioco
L’atto di accusa di Vettori «Lavoratori lasciati soli»
Il toccante testamento video del leader della lotta contro l’amianto killer in Breda ripreso in ospedale, solo pochi giorni prima che il tumore lo uccidesse, a 59 anni
PISTOIA. Non fosse per quelle guance scavate, sarebbe il solito Marco di sempre, generoso e battagliero, gli occhi stanchi ma lucidi e determinati. Parla dal suo letto d’ospedale, Marco Vettori, l’ex sindacalista AnsaldoBreda ed ex consigliere comunale leader della lotta contro l’amianto, nella videointervista girata una decina di giorni prima di morire di tumore. Un vero e proprio atto d’accusa, contro chi, in fabbrica, avrebbe dovuto controllare e non lo fece, contro chi lasciò i lavoratori nell’ignoranza, contro le mille diffidenze e distrazioni che in questi anni la lotta contro l’amianto ha dovuto affrontare. Un commovente testamento, letto da una voce che non c’è più, ma proprio per questo tanto più forte e penetrante.
Il filmato di Marco Vettori è stato proiettato ieri mattina al convegno organizzato dall’associazione Voglia di vivere e dal Calcit, insieme alla Fondazione Attilia Pofferi, alla Fabbrica delle emozioni di via Antonelli. Tema, la lotta contro l’amianto della gente di Casale Monferrato, spiegata da Bruno Pesce, coordinatore dell’Associazione familiari e vittime dell’amianto della città piemontese che ha ospitato, fino al giugno 1986, la fabbrica dell’Eternit. Dopo Pesce avrebbe dovuto parlare proprio Vettori, per illustrare l’esperienza pistoiese, ma le sue condizioni di salute sono peggiorate. La videointervista (girata da Leonardo Monfardini) è stata il modo per essere presente lo stesso.
«Nel 1995 ho scoperto questa pentola» dice Vettori all’inizio del video, riferendosi alla denuncia penale dei primi casi conclamati di mesotelioma pleurico (il tumore tipico degli esposti all’amianto) sui lavoratori Breda, che porterà, diversi anni dopo, al processo a carico dei dirigenti dell’azienda, poi tutti assolti. Ma che diede il la a tante azioni civili di risarcimento.
Vettori rifà la storia dell’amianto alla Breda, dove la sostanza killer era usata in abbondanza prima degli anni Settanta, come del resto in tutta l’industria nazionale. «Siamo andati avanti per anni a usare quella roba – commenta Vettori – ho trovato documenti chiari in un processo archiviato negli anni Ottanta. Ho capito che era successo qualcosa di gravissimo».
Vettori ricorda anche che nel 1973 la fabbrica di treni si spostò nel nuovo stabilimento, quello attuale, ma che anche lì lo spettro dell’amianto aspettava i lavoratori. Vettori descrive la coibentazione e poi la scoibentazione delle converse, eseguite entrambe con i lavoratori sotto. O l’episodio dell’amianto sotterrato nei campi dentro l’azienda, davanti alla autostrada.
«Poi – dice – ci sono rimasti i morti, le vedove, le incazzature con l’azienda, le ultime visite ai compagni malati per strappare loro un sorriso».
Siamo alla fine del video. Marco è stanco, ma trova l’energia per inalberarsi contro chi sostiene che i mesoteliomi ci sono stati solo tra chi ha lavorato nel vecchio stabilimento. «All’ultimo convegno sull’amianto, mi ero portato un compagno di lavoro di 66 anni, ha lavorato al nuovo stabilimento ed è andato in pensione insieme a me. Io ho questo tumore, lui ha preso il mesotelioma. Ma di che mi venite a parlare? Buonasera».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
