Proteste
Poste chiuse, il Comune ricorre al Tar
SAMBUCA. Dopo l'allarme lanciato nel mese di settembre dal comune di Sambuca, un ricorso contro Poste Italiane è stato ora presentato dal comune al Tar del Lazio, per contestare la chiusura dell'uffi...
SAMBUCA. Dopo l'allarme lanciato nel mese di settembre dal comune di Sambuca, un ricorso contro Poste Italiane è stato ora presentato dal comune al Tar del Lazio, per contestare la chiusura dell'ufficio postale di Treppio. I sospetti di cui parlava il sindaco Marcello Melani si erano poi materializzati a dicembre, quando Poste Italiane «senza alcun previo confronto nè con l'amministrazione comunale nè tanto meno con i cittadini, aveva unilateralmente disposto la chiusura dell'ufficio di Treppio», ricordano Melani e la sua giunta. Da qui l'azione concreta di protesta ben motivata nel ricorso: «Dalla chiusura per i residenti di Treppio e per quelli dei paesi e delle frazioni limitrofe sono cominciati i disagi, vista la notevole distanza degli uffici postali rimasti sul territorio. Si pensi che lo sportello postale più "vicino" (si fa per dire) è divenuto quello di Taviano, distante da Treppio almeno 15 chilometri: una distanza davvero eccessiva, specie per la popolazione più anziana e per quella priva di mezzi di locomozione privati, ancor più nel periodo invernale, quando neve e ghiaccio rendono difficoltose le comunicazioni in montagna». Inoltre col ricorso «si censura anche la circostanza per cui la chiusura si fonda esclusivamente su pretese ragioni di disequilibrio economico dell'ufficio: ragioni che - oltre che non provate e non suffragate da dati e numeri - non sarebbero in ogni caso di per sè sole sufficienti a giustificare una tale decisione, dal momento che il servizio pubblico universale deve necessariamente essere assicurato anche in condizioni di potenziale diseconomicità, in quanto riconosciuto come elemento imprescindibile di coesione economica e sociale di una collettività».
Sauro Romagnani
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