Attenzione
Morti da inceneritore, via all’indagine
Mobilitati medici Asl, di famiglia e pediatri per capire se i tumori a Montale e Agliana sono «frutti» dell’impianto
MONTALE. Nessuno sarà costretto a fornire dati ed indicazioni. Ma certo ogni informazione sarò utile per capire se veramente (o meno) l’inceneritore di Montale è alla base dell’aumento dei tumori (e di altre malattie) nella popolazione che vive nella piana fra Pistoia e Prato.
In questi giorni è stato dato il via libera alla terza fase dello studio sulle possibile conseguenze che l’inceneritore può avere avuto in questi anni sulla salute di chi ci ha vissuto accanto.
E’ un passo importante che ha avuto dei grossi rallentamenti perchè si è dovuto investire della vicenda anche il Garante della privacy.
Quelli su malattie, tumori, casi mortali, sono dati – come è noto – sensibili. Anche se l’intento è nobile e l’indagine ha uno scopo di pubblico interesse, è stata definita una linea importante: nessuno può essere costretto a fornire i dati sulla propria salute. Nè lui, nè – in caso di morte chiaramente – congiunti e parenti.
Superato questo scoglio si parte. Sapendo già che le precedenti indagini hanno certificato che in certe aree i tumori sono superiori alla media, ma che bisogna capire se questo è dovuto, in via esclusiva all’inceneritore, oppure se vi sono stati in questi anni altri fattori di rischio. Dall’autostrade ai vivai fino all’inquinamento che comunque proveniva dalle zone industriali della Piana, comprese quelle di Prato.
Gli obiettivi della nuova indagine sono così spiegati: «a) monitoraggio ai fini della tutela dello stato di salute dei residenti dei Comuni di Montale ed Agliana; b) analisi del trend temporale negli anni 1987-2012 dei tassi grezzi e sttandardizzati di incidenza e mortalità specifici per tumori del sistema linfoemopoietico e sarcomi della popolazione residente nei comuni di Montale e Agliana e della popolazione residente nei comuni di Serravalle Pistoiese e Quarrata, quale popolazione di confronto in ambito provinciale; c) analisi del profilo di rischio della popolazione in studio e di controllo rispetto ad abitudini alimentari e stili di vita, anamnesi patologica e familiarità per tumori, attività lavorativa, terapia assunta; d) analisi del livello di esposizione dei casi a fonti di rischio esistenti sul territorio della popolazione in studio e di controllo in relazione alla storia residenziale e loro georeferenziazione».
Fin qui gli obiettivi. Ma è noto che in mano all’Asl di Pistoia ci sono già una marea di dati a partire da quelli sulla mortalità.
Si sa ad esempio che rispetto alla Regione Toscana, nelle donne di Agliana si registra una mortalità maggioreper malattie endocrine.
Idem per le patologie oncologiche (tumori) visto che la percentuale di morti è più alta che nel resto della regione .
Nella delibera con parte questa terza ed ultima indagine, l’Asl spiega quali saranno le linee di approfondimento della indagini.
Il periodo di inchiesta sulla mortalità e sulla incidenza di tumori va dal 1987 al 2012, mentre l’indagine dovrà essere chiusa entro il 31 dicembre di questo anno, con un altro anno per portare a termine l’elaborazione dei dati. Di fatto il rapporto finale sarà pronto solo entro il 31 dicembre del prossimo anno.
Tempi non brevissimi ma l’indagine non sarà facile. In questa caccia al dato saranno coinvolti, naturalmente, i medici di famiglia ma anche i pediatri (si vuole capire anche l’incidenza delle neoplasie nei bambini) .
A portare avanti il progetto saranno i dottori Pietro Gabbrielli, Chiara Gherardeschi, Roberto Biagini, Maurizio Rapanà, Harmut Sasse, Lidia Marino Merlo, l’infermiera Susi Ferrari, l’infermeria Cinzia Giacomelli, tutti dell’Asl di Pistoia.
Al gruppo di lavoro partecipano anche la dottoressa Crisina Epifani dell’Asl 4 ed il dottro Gaetano Goglia, titolare di borsa di studio. Il coordinamento del gruppo è affidato a Chiara Gherardeschi.
Nelle schede di rilevamento dei casi di mortalità dovuto in particolare a tumori, si dovrà inserire anche le aziende dove la persona ha lavorato. Ma anche che tipo di prodotti alimentari abitualmente consumava. Naturalmente si chiederà se uno era o meno fumatore. Fra le domande c’è anche la richiesta di specificare che tipo di acqua il soggetto beveva . Da quella dell’acquedotto pubblico a quella del pozzo privato o addirittura di sorgente (cosa non facilissima nella nostra piana).
Insomma per ogni singolo caso si vorrà cercare di capire quanto la diossina emessa in questi anni dall’inceneritore posa avere inciso sulla malattia e poi il decesso.
Come si vede un’operazione-verità che sarà tutto fuorchè semplice.
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