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Cassa integrazione straordinaria da marzo

Cassa integrazione straordinaria da marzo

AGLIANA. Appesi a un filo e «rimbalzati come palline da una parte all’altra» senza mai vedere un soldo. I lavoratori Lg Plast chiedono aiuto alle istituzioni. «Non siamo in cassa integrazione. C’è...

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AGLIANA. Appesi a un filo e «rimbalzati come palline da una parte all’altra» senza mai vedere un soldo. I lavoratori Lg Plast chiedono aiuto alle istituzioni. «Non siamo in cassa integrazione. C’è stata una richiesta a settembre ma noi non abbiamo ancora ricevuto niente. Come si fa a mangiare?» ha detto ieri mattina Giulia Gepponi da piazza Garibaldi, mentre all’associazione industriali era in corso l’incontro tra i sindacati e l’amministratore delegato dell’azienda, Alessandra Roghi.

La proprietà, ancora una volta, non ha dato le garanzie sperate sull’esistenza di un socio pronto a salvare le sorti dell’azienda di riciclo e recupero rifiuti. L’identità dell’imprenditore resta top secret. «Questioni di privacy» avrebbe detto la Roghi ai sindacati. Michele Gargini (Filctem Cgil) Marcello Familiari (Femca Cisl) e Adriano Valori (Uilcem Uil), sono usciti dall’incontro con una data, quella del 7 marzo, per la firma della cassa integrazione straordinaria. L’avvio delle procedure permetterà agli operai di avere almeno accesso al credito bancario. Per la riscossione vera e propria ci sarà da aspettare giugno.

Altra data importante è quella dell’11 marzo, quando si riunirà la commissione provinciale dell’Inps e probabilmente (dopo la consegna tardiva dei documenti da parte dell’azienda e un attesa di 5 mesi da parte dei lavoratori) verrà finalmente esaminata la richiesta di cassa integrazione ordinaria. A pagare in questo caso, diversamente dalla straordinaria, dovrebbe essere la Lg Plast. Vista la situazione però, «con l’approvazione faremo richiesta di pagamento diretto da parte dell’Inps» spiega Valori.

Resta scettica sulla buona riuscita dell’operazione Erika Frosini, rsu Cgil. Intanto i sindacati tornano a ribadire che l’eventuale ripresa produttiva dovrà essere vincolata al saldo di tutti i conti aperti con i dipendenti, che comprendono stipendi arretrati (fino a 8 mesi) e assegni familiari.

Una parte dei lavoratori precisa che non tutti e 19 hanno appoggiato l’istanza di fallimento verso la società. «Volevamo lasciare qualche speranza di lavoro – dice la Gepponi – E l’unica speranza era che qualcuno stesse alle calcagna dell’azienda per cercare di farla ripartire. Tant’è che molti di noi sono andati a lavorare fino a che è stato possibile. Perché ci credevamo. Che vuol dire si fa fallire? Semmai, dopo il fallimento Recoplast, non la dovevano proprio dare l’attività a un’azienda senza soldi e sapendo che le autorizzazioni all’impianto sarebbero scadute dopo un mese». Per un'altra fetta di lavoratori invece, il fallimento continua a rappresentare l'unica via per l'entrata di un nuovo imprenditore. (b.f.)

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