Il Tirreno

Pistoia

Don Mario? Lo ha tradito la sua grande generosità

di Eleonora Ferri
Don Mario? Lo ha tradito la sua grande generosità

Sconvolti i parrocchiani presenti alla veglia nella chiesa di Catena di Quarrata «Aiutava tutti, forse qualcuno ha scambiato per obbligo la sua disponibilità»

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PISTOIA. Sono state centinaia le persone che ieri hanno riempito la chiesa di Catena di Quarrata, dove intorno alle 18 è arrivata la salma di Don Mario Del Becaro, il parroco della comunità quarratina, ucciso nella notte fra venerdì e sabato.

Ad accompagnare la foto riposta accanto al feretro di Don Mario, anche un disegno fatto da una bambina e colorato a pennarelli, che ritrae il parroco di Tizzana accanto al suo leggio.

È con gli stessi colori vivaci e pieni di gioia che viene ricordato dalla gente del luogo.

«Ricordo che quando stava in compagnia, come alle feste di cresima o matrimonio, scherzava, rideva, ballava ma si domandava sempre cosa avrebbero detto certe persone – commentano due parrocchiane, fuori dalla chiesa –.

«A volte si preoccupava di venire giudicato da quelli che non la pensavano come lui, sul matrimonio dei parroci, o su altre questioni.

«Era un prete giovane di spirito, che cercava di capire le problematiche vere dei giovani e delle famiglie, e che cercava di aiutare tutti nel concreto. Con lui si poteva davvero parlare di tutto».

In chiesa nei primi banchi erano presenti anche la nipote, la zia e il nipote. e sulla figura della vittima.

Tanti gli occhi lucidi fra la gente in chiesa, ma tanta anche la disperazione e la rabbia, soprattutto quella dei familiari che non hanno voluto commentare.

La disperazione per un atto «di una violenza inaudita, senza precedenti – commenta una parrocchiana – Lui era abituato a dare sempre qualcosa, anche in denaro, alle persone indigenti che gli chiedevano aiuto, e questa generosità secondo noi si è trasformata in obbligo».

«Si sono approfittati della suo generosità e della sua solitudine – commenta un'altra – solitudine accentuata da quando era venuta a mancare la zia, che a lui rimasto orfano piccolo aveva fatto da madre.

«Ha dato spesso ospitalità in canonica a chi la chiedeva, e un pasto non lo negava a nessuno. Poi se qualcuno aveva bisogno, la sua porta era sempre aperta.

«Era chiusa a chiave certo, ma a chiunque suonasse, veniva aperto. Non ha voluto abbandonare la sua canonica, anche se ultimamente si vedeva che era molto preoccupato».

«Si notava che era entrato in una solitudine profonda e forse non riusciva neanche a chiedere aiuto».

E ancora un'altra abitante del luogo ricorda:

«C'erano sempre delle persone che gli chiedevano aiuto e lo aspettavano, magari alla fine della messa, ma a faccia scoperta, senza segreti».

Ieri, prima dell'arrivo della salma alla chiesa di Catena di Quarrata, alcuni parrocchiani sono stati ricevuti dal vescovo: «È stato un incontro di solidarietà - raccontano - e il vescovo si è già attivato affinché le attività parrocchiali non rimangano ferme, e fino all'epifania sarà con noi Don Roberto Razzoli.

«Io sinceramente non ho paura, c'è molta più tristezza e rabbia. Spero che gli assassini, feroci, vengano assicurate alla giustizia».

La giornata di ieri si è conclusa con la veglia di preghiera, alla quale, oltre a decine di fedeli delle due parrocchie che don Mario aveva guidato per ben 26 anni, hanno partecipato anche molti sacerdoti delle parrocchie limitrofe.

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