Il Tirreno

Pistoia

«Mio zio, un uomo solare e generoso»

di Pasquale Petrella
«Mio zio, un uomo solare e generoso»

Serena, una delle nipoti pratesi, lo ricorda: «Per il pranzo di Santo Stefano è stato con noi, come faceva spesso»

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PRATO. Per il pranzo di Santo Stefano don Mario è stato a Prato con la sorella Giuseppina e con i nipoti e pronipoti. E’ stata quella l’ultima volta che lo hanno visto in vita.

A Prato, don Mario ci veniva spesso, almeno una o due volte a settimana. E se non poteva venire lui allora erano i suoi familiari ad andare a trovarlo a Tizzana. «Mio zio era un uomo solare, sempre allegro e di buonumore. Un uomo di compagnia fuori dagli schemi di un parroco tradizionale - racconta la nipote Serena Franchi - Non posso capacitarmi per quello che gli è accaduto. E’ stata sicuramente una vendetta per quelle minacce che aveva avuto e che aveva denunciato facendo arrestare uno zingaro».

Ieri mattina, non appena la tragica notizia è arrivata anche a Prato, Serena è partita di corsa verso Tizzana. «Sono andata per capire, per vederlo - dice ancora Serena - Ma i carabinieri non mi hanno fatta entrare, mi hanno detto che stavano facendo gli accertamenti, i rilievi e che non si poteva entrare in canonica. Così sono tornata a casa a confortare mia madre». Don Mario era l’ultimo di sei figli, tutti in vita e tutti residenti fra Prato, Carmignano, Le Croci di Calenzano e San Piero a Ponti.

«Mio zio non meritava di fare una fine così orribile - continua la nipote - Da quando nostro padre è morto e noi eravamo dei bambini, lui ci ha sempre seguiti con molta cura. E’ stato quasi un padre, un punto di riferimento importante. Quando ci serviva un consiglio o una parola di conforto era sempre pronto e disponibile. Come disponibile lo è stato per quegli zingari che andavano a chiedere l’elemosina e che lui ha sempre fatto. E forse è stato quello l’errore perché poi hanno continuato ad essere sempre pù pressanti fino all’episodio di un paio di settimane fa quando hanno rotto un vetro della chiesa per minacciarlo e chiedergli sempre più soldi e che lui ha denunciato e fatto arrestare». Forse questa tragedia è nata proprio da quella sua generosità verso quelle persone che anzichè essergli riconoscenti hanno cercato di approfittarne per estorcergli sempre più denaro.

«Spero che i carabinieri trovino i responsabili perché paghino per quello che hanno fatto. Mio zio era un uomo come ce ne sono pochi. Sempre disponibile e attento con tutti. Nessuno di noi poteva solo immaginare che potesse fare quella fine», conclude la nipote. Oggi i familiari scopriranno con quale violenza gli assassini si sono accaniti sul corpo di don Mario e sarà un altro dolore ancora più forte. Un’altra brutta notizia che andrà a sommarsi a quella che è arrivata come un fulmine a ciel sereno ieri mattina.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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