Gioco
Pacini, lettera aperta dei dipendenti all’Azienda sanitaria
Intanto oggi la commissione di lavoro dei Comuni montani presenta un progetto di rilancio per salvare l’ospedale
SAN MARCELLO. È un misto fra rabbia e timore il sentimento che agita gli animi di amministratori, operatori turistici ed abitanti della montagna pistoiese per le notizie giunte pochi giorni fa sull’ospedale Pacini. Si parla infatti di chiusura di due reparti (chirurgia e ortopedia) e riduzione dei posti letto, già ridotti nel corso degli anni dagli oltre 100 dei tempi d’oro del Pacini ad una cinquantina. Ora sono stati ulteriormente tagliati altri 24 letti, corrispondenti a quelli ospitati dal reparto medicina. L’ortopedico, infatti, è presente soltanto per qualche ora il lunedì mentre nei fine settimana, periodo in cui si verifica il maggior numero di infortuni legati alla pratica dello sci, l’ortopedico è disponibile a Pistoia. Il Pronto soccorso, pur ancor presente, sarebbe di fatto inattivo poiché a causa dell’assenza di medici specialisti, la quasi totalità dei casi verrebbe dirottata a Pistoia con sensibile riduzione degli accessi. Anche la radiologia è ancora funzionante, ma anche in questo caso l’utilità è oramai davvero limitata: il paziente può fare i raggi sul posto ma, mancando l’ortopedico, le lastre devono essere inviate a Pistoia per la lettura tramite il metodo della telemedicina. Sono presenti anche i gessisti, ma anche in questo caso il problema è lo stesso: manca il medico e per qualsiasi intervento concreto il paziente si deve rivolgere a Pistoia.
«Attualmente - scrivono i dipendenti del Pacini in una lettera aperta - la sala operatoria è chiusa e conseguentemente chiuso il reparto di chirurgia, che negli ultimi tempi accoglieva i pazienti operati. Ciò permetteva di non affollare la medicina e non accelerare le dimissioni, come invece sta accadendo adesso e accadrà anche più spesso in futuro, dato che più di 24 malati non possono essere ospitati (al momento il 25° va a Pistoia e al primo piano c’è un intero reparto vuoto)».
«Un possibile utilizzo del reparto chirurgia - scrivono i dipendenti - nel caso non riprendesse la sua “originale” attività, potrebbe essere quello di accogliere le osservazioni brevi del Pronto soccorso, ossia quei casi che devono essere tenuti sotto controllo per qualche ora. Questo risparmierebbe l’occupazione di posti letto in medicina, per essere destinati a chi necessita di un ricovero prolungato. Un altro utilizzo potrebbe essere quello di fare da appoggio alle famiglie in difficoltà, per i casi sociali o che comunque necessitano di un aiuto organizzativo e psicologico nell’affrontare lunghe malattie».
«Sappiamo - concludono - che stiamo vivendo un momento difficile, ma la nostra montagna senza ospedale o con un ospedale ridotto ai minimi termini non subirebbe forse una grave perdita?».
E dopo le pesanti dichiarazioni del sindaco di Abetone Giampiero Danti, sull'ospedale si esprime adesso il sindaco di Cutigliano Carluccio Ceccarelli. «Sul Pacini l'azienda sembra intenzionata ad un taglio drastico. La commissione di lavoro costituita dai Comuni ha formulato un progetto di rilancio che oggi verrà presentato alla stampa. Nel fondo della sanità, l'Asl aveva ricevuto oltre 200mila euro per il mantenimento dei servizi in montagna. Come hanno intenzione di spenderli?
È difficile immaginare che si possa andare avanti senza un ortopedico in una montagna in inverno frequentata dagli sciatori. È inutile che la Regione investa 7 o 8 milioni per la promozione della neve se poi toglie i servizi sanitari indispensabili. Sono disposto a battermi con gli altri sindaci per cercare di risolvere questa situazione davvero delicata per la nostra montagna. Più uniti saremo nella battaglia, più conteremo».
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