Il Tirreno

Pistoia

Call&Call, scatta la disoccupazione per 80 lavoratori

di Tiziana Gori
Call&Call, scatta la disoccupazione per 80 lavoratori

Beffa cassa integrazione: la Regione accetta la proroga dei termini poi non dà i soldi, la Cgil annuncia ricorso

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PISTOIA. Hanno creduto di poter contare su tre mesi di cassa integrazione straordinaria in deroga, ma la Regione, che inizialmente aveva accordato una proroga (la cigs era scaduta il 30 settembre) non ha poi finanziato la somma necessaria. La Cgil annuncia ricorso ma intanto, da gennaio, ottanta lavoratori Call&Call saranno ufficialmente in disoccupazione. Oltre al danno, la beffa: credevano di poter contare su tre mesi di stipendio (seppur ridotto) e invece non è stato così. Nel settore della telefonia non è prevista la possibilità di accesso agli ammortizzatori sociali, e la disoccupazione ha una durata limitata: otto mesi.

La proprietà dell’azienda, informa Irene Marabos, sindacalista Cgil, ha comunque promesso che, come già fatto in passato, attingerà dalle liste di disoccupazione per recuperare la forza lavoro di cui dovesse aver bisogno nei prossimi mesi.

È terminata da un pezzo la luna di miele dei lavoratori con il call center di Sant’Agostino. “La lotta perfetta”, quel presidio contro la vecchia proprietà Answers durato 101 giorni, e che aveva portato all’affitto del ramo d’azienda pistoiese da parte dell’imprenditore milanese Umberto Costamagna, è un ricordo piacevole in un cui rifugiarsi. Ma la realtà attuale è fatta di un settore - quello dei call center - in grandissima crisi. Sempre più legato a gare al massimo ribasso, che non favoriscono la crescita, il mantenimento occupazionale e del patrimonio di esperienze professionali formatosi negli anni. Nonostante i tentativi fatti, Enel è rimasta l’unica commessa in mano ai dipendenti del presidio pistoiese.

Quando iniziò la lotta, a novembre del 2009, i lavoratori Answers erano oltre 500, di cui la gran parte donne. All’arrivo di Costamagna erano scesi a 436. L’imprenditore ha rilevato l’azienda il 17 ottobre del 2010, assumendo subito 250 persone con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Precedentemente, la curatela fallimentare Answers aveva chiesto e ottenuto la cassa straordinaria in deroga di un anno (dal 1 ottobre 2011 al 30 settembre 2012), e di essa (seppur con pagamenti di solito in ritardo di due mesi sulla tabella di marcia) hanno continuato ad usufruire i dipendenti che non sono tornati subito ai telefoni della sala operativa.

Ma se una parte dei telefonisti è rientrata al lavoro, molti altri hanno deciso di dire addio all’esperienza nel call center. I dipendenti attuali della Call&Call sono circa 360. «Molti - spiega Marabos - hanno fatto scelte di vita diverse. Comprendendo la grossa difficoltà del settore hanno deciso di cercare in altri ambiti o tornare nel proprio paese d’origine. Erano tante le donne, e i lavoratori del Sud».

Ha pesato come un macigno l’impossibilità di recuperare altri committenti importanti. La Tim, ex cliente Answers, è rimasta un sogno. Call&Call continua a lavorare tuttora solo con Enel, e la proprietà stessa ammise, quando rilevò l’azienda, che con un solo cliente sarebbe stato difficile garantire un pieno rilancio e il posto di lavoro per tutti.

«Uno dei lati negativi del settore - commenta Irene Marabos - sono le gare al massimo ribasso, con committenti che pretendono di pagare sempre meno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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