Il Tirreno

Pistoia

«Pistoia sempre città amica dei bambini»

di Massimo Donati
«Pistoia sempre città amica dei bambini»

Sindaco soddisfatto per il riconoscimento del danno d’immagine patito dalla comunità per i maltrattamenti al Cip Ciop

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PISTOIA. Pistoia città amica dei bambini: un’immagine che tre anni fa fu spazzata via in un sol giorno, quello dell’arresto di Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, le due maestre del famigerato asilo Cip Ciop. Con la sentenza che ieri ha inflitto alle due donne una pesante condanna per i maltrattamenti subiti dai 46 bambini a loro affidati, anche la città di Pistoia ha ottenuto giustizia. Ne è convinto il sindaco Samuele Bertinelli, parte civile nel processo di Genova dopo aver raccolto il testimone dal suo predecessore Renzo Berti, che volle la costituzione in giudizio dell’amministrazione comunale.

«La pronuncia – commenta il sindaco – che condanna le responsabili per i terribili fatti loro imputati, risarcisce almeno la città e la sua immagine, perché ha riconosciuto violati i suoi valori fondanti di tutela e rispetto dell’infanzia. Pistoia è davvero una città amica dei bambini, non solo e non tanto per l’attestato dell’Unicef al sindaco, ma per il costante impegno dell’intera comunità per migliorare la qualità dei nostri servizi all’infanzia. Stiamo lavorando e continueremo a farlo, perché la città sia ogni giorno di più a misura di bambino e, dunque, a misura di tutti».

L’amministrazione comunale pistoiese era rappresentata dall’avvocato Cecilia Turco, anch’ella soddisfatta della sentenza. «Ritengo che sia una sentenza giusta, è stato riconosciuto il danno morale per la città, rappresentata nel processo dall’amministrazione comunale e dal sindaco. Evidentemente c’è stato un danno d’immagine, ma quelli furono anche atti che hanno provocato dolore nella collettività: il processo ha riconosciuto la lesione e il risarcimento della lesione di valori su cui si fonda una comunità, e questo secondo noi è molto importante. Le condanne sono pesanti, considerato anche che siamo in un rito abbreviato, in cui c’è la riduzione automatica di un terzo della pena: qui la condanna sarebbe stata di oltre nove anni».

Una condanna giudicata invece troppo severa dai difensori delle imputate.

«A mio parere – spiega Alessandro Mencarelli, legale, assieme a Stefano Panconesi, della Scuderi – le attenuanti generiche dovevano essere concesse. C’erano tutti gli elementi affinché questo fosse fatto: elementi processuali, l’atteggiamento tenuto fin dall’inizio dalla Scuderi di rincrescimento e richiesta di perdono, la volontà risarcitoria sia pur minima che aveva espresso all’inizio del procedimento; e c’era soprattutto la perizia psichiatrica che, se da un lato escludeva la non capacità di intendere e di volere, dall’altro chiariva molto bene le cause di quei comportamenti. E questo la rendeva assolutamente meritevole delle attenuanti generiche. La pena equa è la pena che fa equità, che bilancia le componenti di un verso e quelle dell’altro verso. Io credo che questo bilanciamento non sia stato fatto. Certamente valutando la presenza di tutte queste persone offese, me ne rendo conto, ma il giudice non ha ben adempiuto a questo suo compito di bilanciamento. Faremo appello, e lo faremo nel senso di rivendicare il riconoscimento degli elementi che attenuano la responsabilità».

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