Il Tirreno

Pistoia

Scontro sul progetto Repower

di Beatrice

Il comitato Bottegone parla di “golpe” e norme “ad aziendam”, replicano gli ex lavoratori Radicifil

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PISTOIA. Per alcuni rappresenta una risorsa occupazionale, per altri «un impianto inquinante che non assorbe manodopera». Dopo il parere positivo alla valutazione di impatto ambientale rilasciato martedì scorso dalla giunta regionale sulla centrale termoelettrica a metano Repower, prevista nell’area ex Radicifil, oggi arrivano le reazioni del Comitato Bottegone Badia Agliana, contrario al progetto fin da subito, e di un ex operaio Radicifil, Massimo Gori, che nella realizzazione dell’impianto vede invece un’occasione di lavoro reale. Ieri erano state Coldiretti e Legambiente a ribadire, ancora una volta, il proprio no alla centrale. Sempre ieri il sindaco Samuele Bertinelli affermava che «le ragioni del lavoro e quelle della salute non sono e non devono essere in contraddizione tra loro».

Il comitato anti impianto. A bocciare, oggi più che mai, la previsione della centrale di Canapale, è il Comitato Bottegone Badia Agliana, che negli ultimi due anni ha organizzato assemblee e presentato osservazioni contro il progetto Repower. «Diamo atto alla Commissione Via di essere riuscita a sostenere, per oltre 20 mesi, l’assedio dei politici di Regione, Provincia e Comune di Pistoia – scrivono dal gruppo - Nella primavera 2012 il parere della Commissione su un progetto che faceva e fa acqua da tutte le parti era negativo ed allora l’assedio dei politici si è fatto più stretto con riunioni al vertice pressoché segrete a Firenze, alle quali hanno partecipato anche amministratori e tecnici pistoiesi. Non era bastato il “golpe” di Rossi che aveva tolto le deleghe di valutazione ambientale all’assessore Bramerini ed aveva rimosso Fabio Zita, per arrivare al parere favorevole è stata necessaria anche una legge, o meglio un emendamento ad hoc, “ad aziendam”della Regione per permettere di costruire questo tipo di impianto anche in aree soggette a pericolo alluvione, come appunto quella di Canapale». Dal Comitato parlano di un impianto calato dall’alto contro la volontà dei cittadini, di un «anacronismo tecnico inquinante che non assorbe manodopera e non recupera il calore», di un « mostro architettonico con ciminiere di 40 metri che deturpa il paesaggio e fa a pugni con la vocazione verde di Pistoia. La popolazione ed i politici più illuminati sono invitati a mobilitarsi».

La testimonianza dell’ex Radicifil. Non sono andate giù a Massimo Gori, operaio ex Radicifil, le parole del presidente Legambiente Pistoia pubblicate ieri sul Tirreno, con cui Antonio Sessa ribadiva che l’impianto avrebbe avuto bisogno di personale altamente qualificato, senza quindi lasciare grandi spazi ad un eventuale riassorbimento degli ex Radicifil.

«Siamo almeno in 30 ad essere idonei al lavoro nella centrale Repower – ribatte oggi Gori – Io sono un caldaista, abilitato con patentino (di primo grado) per conduttore generatore di vapore. In Radicifil eravamo almeno 10 caldaisti, e altri 20 si sono fromati in questi anni tra gli ex operai. All’interno dell’impianto ci sarà bisogno di gente come noi. La centrale rappresenta una possibilità reale di lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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