Il Tirreno

Pistoia

Cadono in un tombino lasciato aperto e fanno causa

di Beatrice Faragli
Cadono in un tombino lasciato aperto e fanno causa

PISTOIA. Marito e moglie cadono in un tombino lasciato aperto per sbaglio: dopo quasi un anno e mezzo aspettano ancora di sapere chi risarcirà il danno. L’incidente è accaduto il 15 luglio 2011 in...

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PISTOIA. Marito e moglie cadono in un tombino lasciato aperto per sbaglio: dopo quasi un anno e mezzo aspettano ancora di sapere chi risarcirà il danno. L’incidente è accaduto il 15 luglio 2011 in via del Cerro, a San Vito. La coppia stava rientrando a casa da una cena, intorno alle 23. Il primo a finire dentro al tombino, a un passo dal portone domestico, è stato Vincenzo Massa. «Avevo una gamba dentro e il resto fuori – racconta – Mi sono rotto il malleolo e lussato una spalla. Per due mesi, visto che non potevo usare le stampelle, sono rimasto in carrozzina, e nei primi tre mesi ho dovuto fare riabilitazione un giorno sì ed uno no, per 6 ore ogni volta». E’ andata meglio alla moglie, Matilde Benedetto, che arrivata in un secondo momento, è caduta dentro al tombino riportando ferite guaribili in 30 giorni. «Quel pomeriggio – ricorda Massa – era venuta in via del Cerro una squadra di operai, per riparare in urgenza un guasto alle tubature dell’acqua. Alle 23 c’era sempre un uomo sul posto. Il tombino usato per le manovre di riparazione era stato lasciato aperto senza essere né segnalato né delimitato». La mancanza di qualsiasi segnale di pericolo che potesse scongiurare il peggio, è confermata anche nella lettera inviata dall’assicurazione della ditta appaltatrice dei lavori all’avvocato di Massa: la ditta ha negato il risarcimento chiesto dai coniugi. La coppia, da 16 mesi, è costretta a destreggiarsi fra tre diversi soggetti: Publiacqua, l’azienda appaltatrice, e una terza ditta, quella all’opera su via del Cerro il 15 luglio 2011, a cui è stato subappaltato il lavoro. «Non ci resta che andare per vie legali» spiega adesso Massa. Oltre al danno fisico riportato in seguito alla caduta, il cittadino finora ha sborsato 4500 euro per le cure riabilitative e gli esami diagnostici. «Nei primi 60 giorni – sottolinea – ho fatto 4 visite all’ospedale di Pistoia, con tanto di raggi per la spalla e non mi hanno mai riscontrato la lussazione: emersa soltanto in un secondo momento, attraverso una risonanza magnetica fatta privatamente, perché dal Cup me l’avevano data per settembre 2012, e non potevo certo aspettare 8 mesi. Visto che non riesco più a muovere la spalla come prima e ho ancora problemi al piede, il medico di parte mi ha dato il 10% di invalidità». L’incidente estivo inoltre è costato a Vincenzo Massa cinque mesi di fermo dal lavoro. «Sono rientrato – spiega – il 6 dicembre e a febbraio sono stato licenziato. Sicuramente anche questo 10% di invalidità ha contribuito al mio licenziamento, visto che nella lettera dell’azienda (la Pistoiambiente, ndr) viene citata l’incompatibilità con il ruolo svolto».

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