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«Ecco come pagavo le tangenti» Testimone accusa Evangelisti
Processo “Untouchables”, chiamato a deporre contro l’ex responsabile dell’ufficio lavori pubblici uno degli imprenditori indagati: «Per farmi vincere la gara voleva il 3% sull’importo dei lavori»
PISTOIA. «Lo pagavo sempre in contanti. I soldi glieli mettevo nella tasca della giacca, o nel suo ufficio in Comune, o durante il tragitto dell’ufficio al bar in piazza del Duomo. I pagamenti dovevano avvenire dopo che avevamo riscosso le tranche degli stati di avanzamento dei lavori. Così è stato per due appalti. Poi ho smesso, perché non volevo più pagare per poter lavorare. Ed Evangelisti mi disse: “va bene. Basta”».
È stato l’imprenditore Francesco Flori, 48 anni, il primo testimone dell’accusa chiamato a deporre in tribunale nel processo "Untouchables", che vede sul banco degli imputati 15 dei 23 indagati che furono arrestati lo scorso 11 giugno per gli appalti pilotati. Flori è stato citato dal pm Francesco Sottosanti in veste di testimone indagato in procedimento connesso e per questo era assistito dal proprio legale, l’avvocato Simone Castagnoli. Francesco Flori, di una delle più note famiglie di imprenditori edili della provincia, è stato chiamato a confermare quanto aveva già dichiarato lo scorso settembre durante l’interrogatorio reso al pubblico ministero. E lo ha fatto, ammettendo di aver pagato, per ottenere degli appalti pubblici, l'ex responsabile dell'ufficio lavori pubblici del Comune di Pistoia Marcello Evangelisti. In occasione di due gare: quella per l’asilo nido Il Grillo e quella per l’albergo popolare comunale.
«Eravamo nel 2008 – ha spiegato Flori ai giudici – Andai nell’ufficio dell’Evangelisti per sapere se c’erano gare importanti. Mi disse che c’era la ristrutturazione del Grillo. Gli chiesi se mi invitava alla gara e se c’era la possibilità di avere quel lavoro. Mi disse di sì, ma facendomi capire che avrei dovuto pagare una provvigione a lui. Io risposi che andava bene. Mi disse quale ribasso fare e io lo presentai. Ciò avvenne nell’ufficio di Evangelisti in Comune».
«Quando la gara fu vinta, – ha continuato l’imprenditore – tornai da lui e mi disse che la sua parte era il 3% sugli stati di avanzamento dei lavori: dovevo pagare in occasione della riscossione degli stati di avanzamento lavori. In questo caso, su un lavoro da 700.000 euro, complessivamente 21.000 euro, in tre, quattro, cinque volte, non ricordo. Sempre in contanti, per scelta mia. Glieli mettevo nella tasca della giacca, in ufficio o nel tragitto dall’ufficio al bar. L’ultimo pagamento mi sembra lo feci nel 2010, quando finirono i lavori».
E dopo quell’appalto, l’azienda del Flori ottenne quello per l’Albergo popolare di via Cancellieri.
«Anche quella aggiudicata nello stesso modo – ha ammesso Flori – Chiesi a Evangelisti se ci fosse del lavoro perché eravamo senza. Lui mi disse che c’era l’albergo popolare e che c’era il solito 3% da pagare in cambio della vittoria della gara. E io dissi di sì. Mi disse quale ribasso fare e io lo presentai nella mia offerta. Era un lavoro dal 400.000 euro, con tre stati di avanzamento lavori da: due da 150mila e uno da 100mila. Per cui le rate che dovevo all’Evangelisti erano di 4.500, 4.500 e 3.000 euro».
Ma non tutto il Flori pagò in contanti.
«Attorno a metà 2011 mi disse di andare a prendere dei materiali edili per conto suo alla ditta Angeli. Materiale che lui aveva ordinato per la sua casa di via del Duca: un pavimento in legno e uno di ceramica. Materiale che pagò la mia ditta con un bonifico: 7.892 euro. Gli chiesi: “Ti va bene se si va a scomputo del 3%?” Lui mi disse sì. Quindi il primo stato avanzamento lavori non lo pagai, il secondo solo con un conguaglio di mille e rotti euro».
«Il terzo non lo pagai. Dissi che la mia ditta stava chiudendo, anche se non era vero. Non volevo più dover pagare per lavorare. Mi disse va bene, basta».
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