Il Tirreno

Pistoia

Sit in di protesta a La Lima contro la chiusura degli uffici postali

di Elisa Valentini
Sit in di protesta a La Lima contro la chiusura degli uffici postali

Un centinaio di persone, sindaci compresi, hanno manifestato sulla statale del Brennero spiegando le loro ragioni agli automobilisti diretti all’Abetone

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PISTOIA. Rappresentanze da quasi tutta la montagna hanno preso parte alla protesta contro i tagli agli uffici postali che domenica mattina si svolta dalle 9.30 a La Lima. Un luogo ed un orario non scelti a caso: il presidio ha interessato l’incrocio alla confluenza fra la strada statale del Brennero e la provinciale 66 pistoiese, uno dei punti più transitati della montagna. A predisporre i volantini d’appello sono stati gli stessi sindaci montani interessati da tagli e riduzioni, adirati per aver subito le decisioni di Poste senza essere stati interpellati. Oltre cento manifestanti si sono radunatidistribuendo volantini e spiegando le loro motivazioni. In supporto alla voce, cartelli e striscioni con la triste sintesi della situazione. “Ci fanno morire, ma siamo persone, non numeri”. “Non siamo cittadini di serie C”. E ancora “Prima le poste, poi tocca all’ospedale”, esternazione di un disagio che va ben oltre i fatti contingenti. Una protesta tranquilla, civile e senza azioni eclatanti, nonostante la rabbia sia tanta. E soprattutto un’iniziativa che ha visto quasi tutta la montagna unita nell’ultimo disperato tentativo di mantenere un servizio socialmente essenziale per la popolazione.

Si ricorda che Poste italiane ha disposto dal 18 dicembre la soppressione di una decina di uffici postali nelle provincia fra cui molti in territori montani disagiati: Pianosinatico (Cutigliano), Treppio (Sambuca) , Prunetta (Piteglio), Avaglio (Marliana, dopo la chiusura di Serra a settembre) oltre ad innumerevoli tagli di orario. Stamattina i sindaci saranno ricevuti in Regione, accompagnati da una delegazione di cittadini con gli striscioni di protesta, per chiedere al presidente Rossi di far rinviare la chiusura almeno di 100 giorni, per provvedere alla riorganizzazione dei servizi.

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