Il Tirreno

Pistoia

«Aria nuova per merito dei lavoratori»

Fabbri (Rsu) condivide solo in parte l’ottimismo dei dirigenti di Ansaldobreda: «Futuro troppo incerto»

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PISTOIA. C’è davvero una ventata di aria nuova nello stabilimento di via Ciliegiole? Le parole di alcuni dei massimi dirigenti di AnsaldoBreda, pubblicate nei giorni scorsi sul Tirreno, inducono a ll’ottimismo sul presente e sul futuro dell’azienda. Merito di un modo nuovo di lavorare, ottimizzando i processi e abbattendo i tempi di produzione e consegna, che stanno manifestando adesso i primi risultati tangibili. Quanto poi questo ottimismo abbia contagiato anche i lavoratori e le imprese dell’indotto, è tutto da verificare. Secondo Tiziano Fabbri, Ugl, coordinatore della Rsu di AnsaldoBreda ci sono aspetti positivi, soprattutto sul presente, nel nuovo clima di lavoro, accanto ad altri negativi, soprattutto sul futuro, legati principalmente alle incertezze politiche e all’assenza di un vero interlocutore nazionale. Insomma, il classico quadro di luci e ombre.

«È vero che con la nuova gestione c’è un nuovo modo di lavorare, un nuovo sviluppo delle linee che consente di migliorare i risultati – dice Fabbri – Ora il lavoro sulle linee si sviluppa in base alle tipologie di cassa, ai prodotti uguali e questo consente di proseguire nella realizzazione delle carrozze anche se manca parte del materiale. Ma ci tengo a sottolineare che il merito è soprattutto dei lavoratori, che si stanno impegnando al massimo e col più alto senso di responsabilità».

C’è poi, secondo Fabbri, l’importante contributo che arriva dall’esterno, dal territorio. Ciò da parte dei fornitori, della galassia di piccole imprese che si è soliti definire “indotto Breda”. «L’indotto è chiamato a un grande sforzo di professionalità e il merito è tanto più alto in considerazione alle difficoltà con le quali stanno lavorando, con tanti lavoratori in cassa integrazione e mobilità». Fin qui, le luci. Non è tutto oro quello che luccica e le ombre arrivano dalla grande incertezza per il futuro. «Mancano risposte per il futuro. Prima di Natale è stato programmato un incontro a Roma, ma chi inconteremo col governo caduto? E quali garanzie sul futuro potranno darci? Non abbiamo più alcuna risposta, manca un interlocutore a livello nazionale e i lavoratori si sentono in balìa delle onde e di decisioni e risposte che chissà da chi e quando arriveranno. Vogliamo essere ottimismi e pensare che il 2013 sarà davvero l’anno della svolta».

Francesco Albonetti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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