Il Tirreno

Pistoia

AnsaldoBreda alza la testa pronto il nuovo Etr 1000

di Fabio Calamati
AnsaldoBreda alza la testa pronto il nuovo Etr 1000

Ottimizzati i processi e abbattuti i tempi di produzione e consegna. Adesso un treno ad alta velocità V250 si fa in 2 mesi contro i 7-8 che occorrevano prima

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PISTOIA. Tira aria nuova in via Ciliegiole. AnsaldoBreda sta provando a risorgere e a lasciarsi alle spalle una pesantissima crisi industriale e dieci anni di bilanci in rosso. Basta poco per accorgersene: i clangori metallici e le voci degli operai che riempiono i grandi capannoni, fino a pochi mesi fa dominati da un inquietante silenzio; le linee di produzione che tornano a riempirsi di treni; i piazzali esterni, viceversa, che si sono ormai svuotati dei convogli in attesa di essere modificati per le esigenze di clienti insoddisfatti.

Da un anno a questa parte, grosso modo dopo l’arrivo di Maurizio Manfellotto alla guida del gruppo ferroviario, le cose stanno cambiando. Lo dicono tutti: i manager per primi, che cercano ovviamente di mettere in luce i risultati del loro lavoro. Ma lo ammettono anche i sindacati. Non che d’incanto siano stati risolti tutti i problemi di un gruppo industriale infilatosi in una crisi industriale gravissima, che lo ha portato fin sull’orlo del crack e ha accumulato dieci anni consecutivi di bilanci in rosso: questo era impossibile. Gli stessi sindacati non si stancano di segnalare disfunzioni e contrattempi nell’arrivo delle forniture. Ma se problemi e cose da aggiustare ve ne sono ancora molte, oggi non è retorico dire che AnsaldoBreda ha rialzato la testa.

E questo scatto d’orgoglio ha un simbolo: il nuovo treno ad alta velocità Etr 1000, che qui ancora molti chiamano con il nome di fabbrica, V300. La scommessa era riuscire a realizzare un treno completo per la fine dell’anno, dopo averci iniziato a costruire i vagoni circa dieci mesi fa. Ebbene, la scommessa è (quasi) vinta: una larga fetta del capannone principale di via Ciliegiole si sta riempiendo di carrozze del nuovo Etr 1000 e nei primi mesi del 2013 il prototipo potrà uscire dallo stabilimento.

Merito dei nuovi criteri organizzativi del lavoro, che puntano su maggiore efficienza, riduzione dei tempi e maggiore qualità del prodotto. In una parola, competitività. «Con i nuovi sistemi – spiega Giuseppe Marino, dal 2011 responsabile delle operazioni di tutto il gruppo – siamo in grado di ridurre i tempi di attraversamento dello stabilimento, ottimizzando i processi, aumentando l’efficienza e riducendo i costi».

E una raffica di numeri conferma e concretizza le sensazioni positive che si raccolgono camminando nello stabilimento. A luglio la media per realizzare un convoglio ad alta velocità V 250 (il fratello minore del V 300) era di 7-8 mesi, ora siamo scesi a 2 mesi; in un solo anno sono stati consegnati 24 treni Ic2-Ic4, quelli per le ferrovie danesi, mentre per realizzare i primi 60 c’erano voluti dieci anni; le linee di produzione delle carrozze a doppio piano “Vivalto” hanno accelerato fino a sfornare 4 casse al mese. Complessivamente, l’azienda stima che i nuovi metodi di produzione introdotti a Pistoia e negli altri stabilimenti AnsaldoBreda abbiano fruttato 140 milioni di risparmi.

«Adesso – conferma Rosario Falanga, da dieci mesi direttore dello stabilimento di via Ciuliegiole – i lavoratori stanno riacquistando l’orgoglio di essere parte di AnsaldoBreda. Si respira un clima diverso, più motivato ed entusiasta».

AnsaldoBreda cambia volto anche al di fuori dell’officina. C’è ad esempio la strategia per aggredire i mercati che è cambiata. Invece di “cucire addosso” ad ogni singolo cliente un prodotto ad hoc, con inevitabili allungamenti dei tempi e accrescimenti dei costi, il gruppo ora si basa su una decina di “piattaforme” standard: la metro leggera, quella pesante, il treno regionale a due piani, quello a un piano, il treno ad alta velocità. Ciascun modello base è poi molto elastico, quindi può adattarsi alle esigenze dei singoli clienti, modificando anche il contenuto tecnologico, ma senza ripartire ogni volta da zero. Questo consente di realizzare treni meno costosi e adeguati alle richieste e soprattutto di consegnarli nei tempi richiesti, grazie alla standardizzazione di molti aspetti della realizzazione. «Si chiama “time to market”» spiega Giuseppe Marino: una delle formule che stanno cambiando volto all’azienda di via Ciliegiole.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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