Attenzione
Con due bambini in balìa dei banditi
Rapina nella villa dell’ingegner Ugo Caselli, 5 incappucciati tengono prigionieri zia e nipoti per quasi un’ora e mezza
PISTOIA. I bambini erano in salotto, vicino all’albero di Natale. Lei, la zia, in tinello, da sola, a lavorare a maglia. All’improvviso, ha sentito un rumore, si è voltata, e il cuore le è balzato in gola. Davanti a lei, cinque uomini incappucciati, armati di coltello. “Dove sono i soldi, dov’è la cassaforte? Parla o ti ammazziamo”. E per oltre un’ora è stato solo un susseguirsi di attimi di puro terrore.
Mancavano pochi minuti alle sei di ieri pomeriggio quando i cinque banditi albanesi hanno fatto irruzione nella villa dell’ingegnere Ugo Caselli, al numero 300 di via Gora e Barbatole, sulle colline della periferia di Pistoia, per poi darsi alla fuga solo verso le 19,20 con in tasca soltanto il misero bottino di 70 euro in contanti. Dopo aver invano messo tutto sottosopra alla ricerca delle chiavi della cassaforte e di oggetti di valore e, coltello alla gola, aver minacciato e legato con il nastro adesivo non solo Gabriella Cristo, 38 anni, cognata del padrone di casa, ma anche il nipote di 14 anni. Mentre l’altro bambino, di appena 2 anni, veniva lasciato da solo a gattonare sul pavimento del salotto.
Gabriella Cristo, romena, era arrivata in Italia con il marito da qualche giorno per trascorrere le vacanze di Natale a Pistoia, assieme alla famiglia della cognata Elena, anche lei romena, moglie di Ugo Caselli, noto professionista pistoiese nonché presidente dell'associazione di genitori Agrabah onlus, nominato, proprio per questo suo impegno a favore dei malati di autismo, cavaliere al merito della Repubblica.
Attorno alle cinque e mezzo di ieri pomeriggio, Ugo Caselli e la moglie Elena, genitori di tre bambini di 2, 11 e 14 anni, sono usciti proprio per andare a comprare i regali di Natale per loro. Lasciando in casa il figlio più piccolo e quello più grande insieme alla zia (quello di 11 anni era invece a nuoto, alla piscina Fedi). Probabilmente i banditi erano già in attesa, nascosti nel giardino della villa, dopo esservi entrati attraverso un taglio nella rete di recinzione, raggiunta passando per i campi: «Avevano le scarpe tutte piene di fango» conferma Gabriella. Tutti con il volto coperto, hanno fatto irruzione in casa dalla porta a vetri del tinello, dove si trovava Gabriella.
«Le hanno messo il coltello alla gola – racconta, trattenendo le lacrime ogni volta che pensa ai figli, Elena, facendo da interprete alla cognata, che parla solo qualche parola di italiano – Hanno preso anche un grosso cacciavite che era lì sul tavolo e hanno minacciato lei e anche il bambino. Gli hanno tirato i capelli, gli hanno messo il coltello alla gola, il cacciavite contro il petto. Li hanno torturati. Dicevano “ti ammazzo, dove sono i soldi, le chiavi della cassaforte?”. E l’altro bambino di due anni lo hanno lasciato per tutto il tempo in salotto, in terra, da solo accanto alle prese della corrente dell’albero di Natale. Hanno rovesciato tutto, hanno fatto un macello. Hanno minacciato dei bambini! Non si può più andare avanti così. Uno va fare la spesa, torna e rischia di trovare i bambini ammazzati. Non hanno più limiti».
Quello che i banditi volevano erano le chiavi della cassaforte, non sapendo che Gabriella era solo un ospite di passaggio e non poteva conoscere dove i cognati le tenessero.
«Io ho settanta euro nella borsa, prendete quelli se volete, ma lasciate stare i bambini» ha detto ai banditi dopo essere stata più volte strattonata per i capelli mentre le veniva appogiata alla gola la lama del coltelo. I cinque malviventi parlavano tra di loro in albanese – Gabriella ha facilmente riconosciuto la lingua – mentre a lei si rivolgevano in uno stentato italiano.
«Io e Ugo siamo tornati verso le sette e venti – racconta ancora Elena – mentre lui stava facendo manovra con la macchina per tornare via (aveva un appuntamento a Montecatini), io sono andata verso la porta a vetri e ho visto tutte le carte in terra, sul pavimento. Tre anni fa, mentre ero andata a fare la spesa avevano rubato tutto: ho capito che era successo qualcosa. Allora sono scappate, sono corsa a fermare mio marito. Poi abbiamo sentito loro che gridavano. Li avevano chiusi nel bagno prima di fuggire. Dicendogli di tenere la testa bassa, di non guardare».
I cinque banditi hanno smesso di rovistare in cerca delle chiavi della cassaforte quando hanno visto l’auto dei padroni di casa salire su per il vialetto di accesso che porta alla villa.
«Uno di loro stava alla finestra della cucina – spiega Elena, da dove si vedono bene i fari».
«Prima avevano rotto il telefono fisso – aggiunge Gabriella per poi mostrare il cavo strappato dal muro – Poi hanno spezzato in due con le mani il cellulare mio e del bambino».
Quando Ugo Caselli e la moglie hanno capito ciò che era sucesso hanno avvertito immediatamente la polizia. Sul posto sono accorse le volanti della questura, seguite poi da Squadra mobile e Scientifica, per cercare eventuali tracce lasciate dai malviventi.
«La settimana scorso hanno rubato nella villa sotto – lamenta Elena – Era la terza volta. Qualche giorno prima, là vicino in casa di due anziani. E ora rischiano di ammazzare due bambini per 70 euro? Basta, non ne possiamo più!»
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