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«Fate attenzione, la mafia è anche qui»

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PISTOIA. Chi pensa che la mafia sia qualcosa che interessa ad una parte ben definita d’Italia sbaglia, come chi delega l'impegno antimafia a quelli che abitano in determinati territori e che fanno...

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PISTOIA. Chi pensa che la mafia sia qualcosa che interessa ad una parte ben definita d’Italia sbaglia, come chi delega l'impegno antimafia a quelli che abitano in determinati territori e che fanno determinati lavori. È stato questo il filo che ha legato i tanti interventi che hanno arricchito l’intensa giornata in cui Pistoia ha ricordato la figura del giudice Antonino Caponnetto, prima con i ragazzi delle scuole superiori all’Auditorum e poi in Comune, dove sono state premiate la giornalista siciliana Letizia Maniaci e il prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, con il premio “cultura della legalità”. Una giornata organizzata da Fondazione Caponnetto, Un raggio di luce Onlus e Centro di documentazione Don Milani in ricordo del magistrato siciliano (e pistoiese d'adozione). Lo ha detto con una carica impareggiabile il giornalista Pino Maniaci, che ha ritirato il premio conferito alla figlia rimasta in Sicilia per un forte attacco febbrile; lo ha evidenziato con una grinta impastata di affetto Massimo Caponnetto che come il padre fa il magistrato; lo ha ribadito con la voce emozionata la scrittrice Maria Tancredi che ha amplificato nel suo libro quel “Io non tacerò” che ha segnato la missione di Caponnetto prima come giudice e poi come sentinella della legalità verso i giovani e gli studenti.

All’auditorium è stato proiettato il video che ripercorre il legame tra Caponnetto e Pistoia. Commuove rivedere Caponnetto davanti all’affettuoso applauso del teatro Manzoni, sostenuto da un giovane Leonluca Orlando all’indomani del momento più nero, le stragi di Capaci e via d’Amelio. «In quel momento – dice Massimo Caponnetto – a salvarlo fu l’amore per gli amici Falcone e Borsellino, l’impegno a portarli sempre dentro di sé. Ma anche l’amore che improvvisamente si riversò verso di lui dall’Italia intera». Probabilmente molti dei giovani seduti all'Auditorium non conoscono suo padre. Non è nemmeno tutta colpa loro, visto che all’epoca delle stragi non erano nati e a scuola il programma di storia spesso si ferma ancora alla guerra fredda. Ma il figlio del giudice cattura i loro sguardi, strappandoli ai cellulari che accapano da sotto i giacchetti.

Elisa Pacini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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