Gioco
Gli avvocati difensori ricusano i giudici
Il collegio sarebbe incompatibile in quanto si è già espresso in sede di riesame sull’interdizione delle aziende
PISTOIA. I tre giudici si sono già espressi, in veste di tribunale del riesame, sulle misure interdittive, e per questo sarebbero incompatibili con il processo. Con un colpo a sorpresa, ieri mattina alcuni dei difensori hanno comunicato di aver depositato alla Corte d’appello di Firenze un’istanza di ricusazione nei confronti del collegio giudicante del processo “Untouchables” sugli appalti truccati.
In contemporanea, nel corso dell’udienza, hanno presentato due istanze, sempre sulla questione della presunta incompatibilità: una con cui hanno invitato i giudici ad astenersi spontaneamente dal processo; l’altra, in subordine alla precedente, con cui hanno sollevato una questione di legittimità costituzionale delle norme che regolano i casi in cui tale incompatibilità si configura. Risultato, il collegio ha aggiornato l’udienza al prossimo martedì, 11 dicembre, proprio per valutare al meglio se fare propria la questione della legittimità sollevandola davanti alla Suprema corte.
L’udienza di ieri mattina si era aperta con la lettura dell’ordinanza con la quale il tribunale (Luca Gaspari presidente, Patrizia Martucci ed Elena Mele giudici a latere) ha respinto tutte le eccezioni che gli avvocati difensori avevano sollevato nel corse delle tre precedenti udienze dedicate alle questioni preliminari. Eccezioni che erano mirate complessivamente a far dichiarare al tribunale la nullità del decreto che ha disposto il giudizio immediato in quanto la richiesta del pm non sarebbe stata suffragata dai requisiti fondamentali previsti dal codice di procedura penale necessari per l'accoglimento da parte del gip.
Nelle sue quattordici pagine di motivazione, il collegio ha in sintesi ritenuto che, complessivamente, nel corso delle indagini e nelle fasi che hanno portato al rinvio a giudizio (dagli interrogatori di garanzia ai vari gradi di appello contro l’applicazione delle misure cautelari) non siano stati violati i diritti della difesa. Neppure per quanto riguarda la questione degli “indagati alias”, che tanto ha fatto discutere: una limitazione della trasparenza necessaria per tutelare la segretezza dell’inchiesta.
Quindi, sono stati gli avvocati Valerio Spigarelli e Andrea Niccolai a sollevare la questione dell’incompatibilità del collegio, in qualità di difensori degli imprenditori Giordano Rosi (entrambi) e Angiolo Orsi Spadoni (il solo Niccolai). Giurisprudenza alla mano, i legali hanno sostenuto che i tre giudici sarebbero ormai incompatibili con l’attuale processo in base ai dettami degli articoli 34 e 36 lettera h) del codice di procedura penale, che regolano appunto l’incompatibilità e i casi in cui i giudici si devono astenere dal giudizio per ragioni di convenienza. Tra tali ragioni, secondo gli avvocati, nel caso in questione ci sarebbe anche quella che i giudici attuali sono gli stessi che hanno composto il tribunale del riesame che ha valutato l’appello contro le misure interdettive disposte dal gip nei confronti delle aziende coinvolte nell’inchiesta. Un giudizio pregiudicante, in quanto il tribunale ha valutato in tale occasione la responsabilità penale delle figure apicali di tali aziende, che altro non sono che gli imprenditori stessi imputati nel processo in atto e indagati nel procedimento parallelo di cui tale processo e uno stralcio.
Secondo i legali, codice di procedura e interpretazioni giurisprudenziali darebbero già facoltà al collegio di procedere alla propria astensione. Qualora i giudici ritenessero che così non è, allora dovrebbero presentare loro stessi un’istanza di legittimità costituzionale su tali norme, per il fatto che non prevedono esplicitamente tra i casi di incompatibilità quello in questione. Su tale richiesta, il tribunale si pronuncerà martedì prossimo. In attesa della decisione della Corte d’appello sulla ricusazione.
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