La manifestazione
«È il momento giusto per chiudere l’impianto»
MONTALE. L’ex presidente Cis, Giorgio Tibo, interviene come un fiume in piena sulla questione rifiuti, dopo la pubblicazione, il 16 novembre scorso, dell’articolo dedicato ai supercassonetti...
MONTALE. L’ex presidente Cis, Giorgio Tibo, interviene come un fiume in piena sulla questione rifiuti, dopo la pubblicazione, il 16 novembre scorso, dell’articolo dedicato ai supercassonetti abbandonati. Il caso riguardava i contenitori interrati che, nel 2006, furono messi in alcune aree della piana, tra cui i Ronchi (Quarrata), e, dopo un breve utilizzo, lasciati lì a marcire.
All’epoca della sperimentazione era proprio Tibo a guidare la società di via Tobagi. L’ex presidente, condannato in primo grado per gli sforamenti di diossina e furani del 2007, adesso guarda a quelle isole di raccolta, e non solo, come ad un’occasione mancata. «S’è perso una scommessa: dimostrare che un’azienda pubblica potesse competere con una privata – dice Tibo - Avevamo preparato una squadra con un allenatore e un direttore sportivo che volevano giocare all’altezza della serie a, ma la proprietà (i Comuni, ndr) era da terza categoria. Secondo me – continua in merito ai supercassonetti - è stata interrotta un’esperienza la cui validità oggi è comprovata da altre realtà, anche dalla vicina Firenze».
I raccoglitori, interrati per due terzi, funzionavano con una tessera magnetica, consegnata ad ogni famiglia coinvolta nell’esperimento. Con la chiave i cittadini aprivano i cassonetti dell’indifferenziata: i dati sul quantitativo del residuo finito dentro il contenitore venivano così trasmessi al computer centrale del Cis, e quindi elaborati per battere cassa nella parte variabile della Tia. Quattro i contenitori installati: per carta, organico, residuo e multimateriale leggero. Più il cittadino differenziava, meno avrebbe gettato nel contenitore, pagando quindi una bolletta più leggera.«Questo sistema – precisa Tibo - ha funzionato almeno finchè ci sono stato io al Cis (2007). Presumo che la fine dell’ iniziativa sia dipesa da decisioni che non hanno riguardato solo il Cis. I Comuni hanno scelto di andare verso la raccolta differenziata porta a porta, piegandosi alle richieste di comitati e partiti. Ma il porta a porta mette in difficoltà i cittadini, inquina pesantemente (i camion si fermano e ripartono in continuazione) e non ammette la tariffa puntuale, come invece avrebbero potuto garantire i cassonetti interrati. Il problema è che adesso invece di puntare sul riciclaggio, si punta sulla percentuale di raccolta differenziata. I cittadini dovrebbero chiedersi dove vanno a finire i materiali differenziati e qual è la filiera».
Tibo, infine, interviene anche sul (mancato) ampliamento e sul destino dell’inceneritore. «Il sindaco Scatragli – spiega – ha detto più volte in campagna elettorale di voler chiudere l’impianto. Bene, lo faccia, è il momento. Non c’è più ragione di tenerlo aperto. I rappresentanti della Piana non sono nemmeno più all’interno dell’Ato. La proprietà, così come negli anni passati si è assunta la responsabilità di bloccare una prima volta l’ampliamento, ora si assuma la responsabilità della chiusura: la politica dei rifiuti in Toscana ha preso una strada diversa, e l’aumento della discarica di Peccioli lo dimostra. Il mancato passaggio alle 225 tonnellate, ha causato un danno economico, che si legge soprattutto nella corrente non prodotta. Oggi siamo alle metà di quegli 8 megawatt previsti prima del blocco della nuova linea. La stessa cosa vale per il passaggio dalla tassa alla Tia imposta dai Comuni. Mentre prima era l’ente comunale a far fronte alle eventuali inadempienze dell’utente, oggi è l’azienda che deve farsi carico della tariffa non riscossa».(b.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
