Proteste
«Preoccupati per l’ospedale»
Giurlani (Uncem) lancia l’allarme e chiede un’azione comune
MARCELLO. «Sono preoccupato per il Pacini. La spending review mette in pericolo i piccoli ospedali». Il presidente di Uncem Oreste Giurlani non nasconde la sua apprensione per il presidio di San Marcello, il cui futuro è messo di nuovo in bilico dal decreto approvato a luglio dal governo. Facciamo un passo indietro. Nel 2012 la Regione Toscana avrebbe dovuto adottare il nuovo Pssir (Piano sociale sanitario integrato, valido fino al 2015), documento che contiene le linee di indirizzo della sanità regionale e detta quindi il futuro dei singoli ospedali. In deroga alla legge nazionale, la Regione si impegnava a mantenere i piccoli ospedali (sotto 120 posti letto). Per il Pacini si parlò addirittura di un potenziamento tramite l’inserimento nella rete ospedaliera toscana. Con la spending review le cose sono cambiate. La Regione sta valutando nuovi tagli mentre il piano sanitario si è arenato in 4ª commissione senza giungere ad approvazione. Con esso è fermo anche l’emendamento fatto inserire dalle amministrazioni della montagna che, svincolando il mantenimento dell’ospedale dal numero di abitanti, procurava ulteriore tutela per il Pacini. Il campanello d’allarme è confermato dalla recente nascita di una commissione straordinaria per la difesa del Pacini composta da amministratori dei comuni montani. «Uncem sta lavorando per la tutela dell’ospedale di San Marcello, come per tutti gli ospedali di montagna – spiega Giurlani – credo che le decisioni in una materia così complessa e delicata debbano rientrare in un piano generale concertato con tutti gli enti interessati». Giurlani ha anche inviato una lettera all’assessore al diritto alla salute Marroni ed al presidente della commissione regionale Sanità e politiche sociali Remaschi in cui auspica che la Regione segua il percorso intrapreso col Pssir. «Sono disponibile a qualsiasi azione congiunta per il mantenimento di un servizio essenziale per i cittadini di San Marcello – conclude Giurlani – sugli standard qualitativi ed il livello occupazionale non si può fare un passo indietro». (e.v.)
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