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Il premio Caponnetto a due donne

Il premio Caponnetto a due donne

La seconda edizione alla giornalista Maniaci e al prefetto De Miro

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PISTOIA. Andrà alla giornalista di Telejato, Letizia Maniaci, e al prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, la seconda edizione del premio nazionale per la cultura della legalità “Antonino Caponetto” che verrà assegnato il prossimo 6 dicembre nella Sala Maggiore del Comune di Pistoia. Due donne “coraggio”, si potrebbe dire, solo perché fare bene il proprio mestiere le ha portate a diventare “scomode” in un Paese dove la cultura della legalità rimane un obiettivo da preseguire e spesso non un modo d’operare.

Per questo Antonino Caponnetto, padre del pool antimafia che negli anni ’80 portò a termine il maxi processo di Palermo, ha speso la vita non solo come magistrato, ma anche come sentinella della legalità verso i giovani e la società civile. Il premio nasce per proseguire l’opera del giudice ed è assegnato dalla Fondazione Caponnetto insieme a due realtà pistoiesi come “Un raggio di luce onlus” e il centro Don Milani. Nel 2011 la prima edizione del premio andò al professore calabrese Salvatore Rizzo e a Pier Luigi Vigna, quest’anno la scelta è caduta unanimente su due donne che operano agli antipodi geografici dello stivale, in mondi diversi come l’informazione e l’amministrazione della cosa pubblica.

Letizia Maniaci è la figlia di Pino, che con la piccola emittente locale Telejato (con sede a Partinico nel palermitano) è una delle voci più note della “resistenza” alla mafia. Anche lei è giornalista e scrittrice, impegnata a dar spazio a quelle realtà che sul territorio siciliano non si piegano all’illegalità. Antonella De Miro ha fatto della lotta alle infiltrazioni mafiose nell’ecomonia, la sua missione prima come membro della Dia di Firenze e ora come prefetto di Reggio Emilia.

La giornata del 6 dicembre si aprirà con un’intensa mattinata dedicata ai ragazzi delle superiori. «In accordo con Libera- spiega Mauro Matteucci del centro di documentazione Don Milani- faremo un incontro con gli studenti perché pensiamo, come pensava Caponnetto, che i giovani debbano essere gli interlocutori privilegiati dell’educazione alla legalità. Per questo il giudice, non più giovane, girava l’Italia per spiegare il significato di parole come legalità e giustizia».

A Pistoia il giudice nato a Caltanisetta arrivò da piccolo insieme alla famiglia, qui ha vissuto trent’anni, sposandosi con Elisabetta Baldi e a Pistoia è sepolto, nel cimitero della Misericordia. «Caponnetto- dice Paolo Carrara di “Un raggio di luce onlus”- ha sempre detto, di avere un rapporto particolare con al città. Per questo sia nella mattinata che nel pomeriggio del 6 dicembre, proietteremo il video “Antonino Caponnetto: un pistoiese d’adozione”. Con il premio vogliamo calare nel concreto, nel presente, il suo messaggio a dieci anni dalla morte». Ad incontrare i ragazzi delle scuole nella mattinata, saranno anche altre voci di rilievo come il figlio del giudice, Massimo Caponnetto, a Maria Grimaldi autrice di “Io non tacerò: la lunga battaglia sulla giustizia”, libro sugli scritti del magistrato siciliano che alla Toscana era molto legato.

Elisa Pacini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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