Il Tirreno

Pistoia

IL DIBATTITO

«Difendiamo il campanilismo»

Comune unico, in assemblea spuntano le ragioni dei contrari

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MARCELLO. «La prima assemblea in cui si intavola un vero dibattito con persone che motivano il no al comune unico con argomenti validi». È il commento con cui Roberto Orlandini, presidente del comitato per il comune unico, ha dato l’arrivederci ai partecipanti all’incontro di lunedì sera in palazzo dei capitani. A differenza dell’impostazione didattica dell’uscita pubblica a San Marcello, si è privilegiato il dibattito. In platea sedevano una trentina di persone: non tante, ma di diverse fasce d’età ed opinioni sul tema. Ha rotto il ghiaccio il negoziante Francesco Lenzini. «Sono perplesso – ha esordito – la Toscana è una terra di comuni dove spesso il campanilismo ha migliorato le cose. Nel piccolo comune l’amministratore è vicino ai cittadini, i sindaci un presidio su un territorio vasto. Penso che gli svantaggi della fusione superino i vantaggi. I dirigenti avranno diritto a maggiori indennità. Ne risulterà un comune di 200 Km2 ,dalla Val di Forfora alla Val di Luce, e con tanta popolazione anziana. Sorgeranno difficoltà logistiche». Sulla stessa linea d’onda è intervenuto Franco Bernardini, impiegato comunale per oltre trent’anni. «Sono sempre stato un acerrimo nemico del comune unico. Penso che la via migliore sia l’unificazione di alcuni servizi compatibili con il territorio e la popolazione». Il comitato parla di “strumento di semplificazione amministrativa”, pur lasciando sul territorio dei municipi con personale che darà risposte ai cittadini. Valerio Sichi ha parlato di specializzazione e possibile apertura di sportelli in frazioni più piccole. Nessuno perderà l’identità storica e le peculiarità. La fusione darà diritto a contributi per 11 milioni di euro in 6 anni che duplicano se usati a cofinanziamento di progetti europei. Il signor Ivan Chiti ha chiesto precisazioni sull’affermazione «importante e impegnativa» della fusione «come soluzione all’impoverimento e allo spopolamento della montagna». Andrea Tonarelli, il più giovane nel comitato, ha ribattuto che «su gande scala si progetta meglio” e che la sinergia aiuterà la ripresa turistica e la realizzazione di infrastrutture comprensoriali. Non sono mancate voci favorevoli, come l’impiegato comunale Sirio Conti che ha proposto di prevedere già nello statuto della nascitura unione le tappe verso il comune unico. Ha suscitato scalpore la recente modifica di legge secondo cui dal 2016 sarà la regione a proporre i progetti di fusione. «Allora cambiano le cose – hanno detto alcuni spettatori – è inutile stare qui a produrre aria fritta. Bisogna organizzarci per una fusione più efficiente possibile». Inevitabile il confronto l’Unione dei Comuni, l’organo che nascerà dall’accorpamento di tutte le funzioni comunali, come imposto ai comuni montani sotto 3mila abitanti entro la fine del 2013. «Considero l’Unione come un condominio in cui ogni sindaco tira l’acqua al proprio comune – ha detto Orlandini – col comune unico il territorio avrà un’unica guida, semplificando passaggi e burocrazia». (e.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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