Gioco
Criticò l’avvocato condannata la mamma di Sara
«Con questa sentenza è come se me l’avessero uccisa per la seconda volta dopo l’incidente». Farà appello
QUARRATA. Condannata a un risarcimento danni di 600 euro e al pagamento di una multa di 200 euro per aver diffamato l’avvocato che l’ha inizialmente assistita dopo l’incidente mortale della figlia. Per Fabiola Innocenti, la mamma di Sara Cinalli, il calvario giudiziario sembra infinito. Non è bastata la tragedia che l’ha colpita il 14 luglio 2005, quando la diciottenne quarratina è stata travolta e uccisa da un automobilista.. E neppure il travaglio umano e legale che ha preceduto la condanna a un anno e quattro mesi con la condizionale dell’omicida (residente a Quarrata, come la famiglia Cinalli all’epoca dei fatti), un travaglio causato, oltre che dal lutto, anche da un insopportabile senso di ingiustizia verso una legge che poco tutela le vittime della strada e i loro familiari. A tutto questo sono seguiti gli innumerevoli atti vandalici contro la tomba di Sara, nel piccolo cimitero di Santonuovo, rimasti ancora senza un colpevole. Adesso sulle spalle di Fabiola Innocenti è arrivata anche la condanna per diffamazione. «È come se la Sara me l’avessero ammazzata due volte» ha detto la donna ieri mattina, subito dopo il pronunciamento del giudice. Il suo legale, Pamela Bonaiuti del foro di Prato, annuncia il ricorso in appello. La vicenda finita in tribunale riguarda un esposto all’ordine degli avvocati firmato dalla Innocenti e dal marito contro il legale Vito Di Berardino, che ha assistito la famiglia Cinalli subito dopo l’incidente mortale del 14 luglio 2005. I rapporti tra le due parti si erano interrotti nel dicembre dello stesso anno. Nel documento, che aveva come oggetto la contestazione della parcella, i coniugi evidenziavano anche una serie di presunte mancanze da parte dell’avvocato nel procedimento aperto dopo il sinistro. «È certamente possibile – si legge in uno stralcio nella delibera del consiglio dell’ordine degli avvocati di Firenze del 26 settembre 2007, con cui è stato archiviato l'esposto – che l'esito del procedimento penale contro il responsabile del decesso della figlia si sia potuto verificare (solo) grazie all’intervento e all’operato del nuovo difensore (Pamela Bonaiuti, ndr), ma non si può escludere che l’esito sarebbe stato analogo anche nel caso che l’avvocato Di Berardino avesse continuato ad espletare l’incarico di difensore».
«De Berardino dopo l'esposto mi ha chiesto le scuse scritte, ma io non gliele ho fatte, così sono stata denunciata per diffamazione con una richiesta danni di 10 mila euro – spiega Innocenti –. Ma sono io la parte lesa. Per me stamani è stata chiesta una condanna che sia da esempio per chiunque voglia fare ciò che ho fatto io. Ho solo tutelato me stessa, la mia famiglia e Sara. La storia va avanti dal 2007 ed è stata dolorosa per noi. Sono convinta che nel procedimento sulla morte di Sara siamo riusciti ad ottenere la massima pena possibile (all’investitore è stata contestata l’ubriachezza abituale) – che comunque, è sempre troppo poco severa – soltanto grazie all'avvocato Bonaiuti». «Se Di Berardino ha detto la verità, come è emerso, i miei testi hanno mentito: mi chiedo allora come mai – commenta l’avvocato della Innocenti in merito alla condanna – non siano stati rimessi gli atti alla Procura nei confronti dei miei testi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
