Il Tirreno

Pistoia

«Testimone indispensabile l’ex direttore generale»

«Testimone indispensabile l’ex direttore generale»

Rinviata la sentenza del processo per falso contro Luciano Del Santo: il giudice vuole ascoltare Renzo Ferri, che in Comune condusse un’indagine interna

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PISTOIA. Assolutamente indispensabile secondo il giudice chiamare sul banco dei testimoni l’ex direttore generale del Comune, Renzo Ferri, che sulla vicenda fu incaricato di condurre un’indagine interna. Niente sentenza quindi, ieri mattina nel processo contro l'ex presidente del Copit Luciano Del Santo, sul banco degli imputati del tribunale di Pistoia per falsità materiale in atto pubblico.

Il giudice monocratico Elena Mele, avvalendosi della facoltà concessa dall’articolo 507 del codice di procedura penale, ha disposto l’acquisizione al fascicolo del dibattimento della memoria scritta che Del Santo presentò al direttore generale. Memoria che non risultava tra gli atti prodotti nell’ambito del processo. Ferri sarà ascoltato su tale documento il prossimo 23 gennaio. La discusione e la probabile sentenza slittano quindi al 1â marzo.

Assieme Del Santo, con la stessa accusa, sul banco degli imputati siede anche l'ex capo dei commessi comunali Giovanni Lucarelli, 65 anni, oggi in pensione.

Le indagini nei confronti dei due imputati erano scattate nel luglio 2009, in seguito alle pubbliche denunce da parte dell'opposizione in consiglio comunale. Oggetto dell'inchiesta aperta dalla procura, la nomina di Luciano Del Santo, 67 anni, alla presidenza del Copit. Il caso era scoppiato quando alcuni consiglieri comunali di opposizione avevano rivelato che l'autocandidatura di Del Santo, depositata il 10 aprile precedente (come prevedeva il regolamento approvato nel gennaio 2008 dal consiglio comunale) non avrebbe contenuto inizialmente la disponibilità ad essere nominato alla guida del Copit, ma solo quella ad essere confermato alla presidenza della Farcom. Tale disponibilità, a loro dire, sarebbe stata aggiunta successivamente, per rendere legittima la proposta di nomina formulata dal sindaco Renzo Berti. Per questo presentarono un esposto in cui si ipotizzava il reato di falso in atto pubblico per le manipolazioni che avrebbe subito la lettera di autocandidatura quando era già stata depositata all'ufficio protocollo del Comune. La nuova lettera conteneva quattro righe finali in cui Del Santo manifestava la propria disponibilità ad altre nomine che sembrassero opportune all'amministrazione in altre società.

La procura ha fatto proprie tali accuse e ha chiesto il processo nei confronti del presidente del Copit e del commesso comunale che materialmente avrebbe provveduto a sostituire la lettera all'ufficio protocollo.

Massimo Donati

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