Il Tirreno

Pistoia

Crollano i prestiti, esplodono i tassi

di Fabio Calamati
Crollano i prestiti, esplodono i tassi

Sos dell’Associazione industriali. In provincia si pagano interessi al 9,8%, quasi due punti in più che nel resto d’Italia

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PISTOIA. I primi sei mesi dell’anno sono stati terribili per le aziende pistoiesi che hanno bussato alla porta della propria banca di fiducia. Aperture di credito negate, richieste improvvise di rientro, tassi di interesse altissimi. Come nel resto d’Italia, per carità, ma a Pistoia le cose vanno ancora peggio.

Lo assicura l’Associazione industriali, che ieri ha presentato il rapporto sul credito in provincia, in base ai dati della Banca d’Italia. Insieme al presidente, Giuseppe Oriana, c’erano il direttore Carlo Stilli, il responsabile dell’ufficio credito e finanza Alessandro Gai e quello dell’ufficio studi Renzo Vettori.

Primo dato, i finanziamenti per cassa (quelli dati senza specifiche garanzie) sono crollati in un anno (dal luglio 2011 al luglio 2012) del 9,4%; gli impieghi “vivi” (cioè al netto di quelli in sofferenza) sono invece scesi del 3,9%.

Certo, con la crisi sono anche le aziende a chiedere meno finanziamenti. Ma che le banche abbiano stretto brutalmente i cordoni di cassa è evidente. Il tasso medio sulle operazioni a revoca (quelle che le banche possono richiamare senza particolari spiegazioni) è a Pistoia del 9,8%, ovvero 1,7 punti in più rispetto al dato nazionale. In questo contesto, vanno particolarmente male le cose alle piccole e piccolissime imprese e al comparto dell’edilizia. Ma le difficoltà sono comunque generalizzate.

«È una situazione estremamente preoccupante, in cui rischia la distruzione una parte crescente del tessuto produttivo. Occorre una forte assunzione di responsabilità da parte di tutti, compreso il sistema bancario».

Oriana ci tiene a sottolineare che non si tratta di uno scontro tra imprese e banche. Ammette che anche gli istituti di credito sono in grande difficoltà e che problemi storici come la scarsa capitalizzazione o la fragilità finanziaria delle aziende provinciali hanno il loro peso eccome. Non a caso le cifre del rapporto Confindustria sono state sottoposte oin anteprima venerdì scorso alle banche locali, che ne hanno preso atto considerandole veritiere.

«Ma rimane il fatto – continua il presidente – che spesso le banche tendono ad essere più realiste del re. In una situazione border line, se ieri cercavano di venire incontro alle imprese, oggi dicono di no». «E il paradosso – incalza il direttore Stilli – è che così si trovano in difficoltà anche le aziende che andrebbero bene».

Di fronte a questa situazione, l’Associazione industriali non ha in tasca strumenti risolutivi. I consorzi fidi?«Importanti – commenta Stilli –ma non decisivi. I problemi nascono a monte e non possono essere a risolverli i consorzi, che già si trovano spesso a caricarsi sulle spalle le difficoltà degli istituti di credito».

Una cosa da fare c’è per tutelare gli imprenditori. «La prefettura – sottolinea Oriana – ha il compito di raccogliere segnalazioni di clienti di banche che abbiano ravvisato anomalie nel modo in cui gli istituti di credito hanno valutato la loro situazione. Il prefetto ci ha chiesto di farci tramite noi come associazione delle segnalazioni di quegli imprenditori che magari non se la sentono di esporsi direttamente. Vogliamo dire che noi questo compito lo assolveremo fino in fondo. Ci sono delle storture e siamo tutti d’accordo, noi e le banche, che queste vadano eliminate».

Le segnalazioni al prefetto vengono vagliate, se del caso viene interpellata la banca coinvolta e, se ci sono gli estremi, il caso viene inviato all’Arbitro bancario finanziario, che può prendere i provvedimenti del caso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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