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Pistoia

Condannati per la morte nella cava

Condannati per la morte nella cava

Confermate in appello le pene per la tragica fine di un giovane operaio

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CUTIGLIANO. Insieme ai due fratelli, cinque anni prima, era partito dall'Albania a bordo di un gommone, in cerca di una vita migliore. Ma in Italia Anjelin Shiqeri, 26 anni, aveva trovato la morte. Il giorno di San Valentino del 2003 il giovane, sposato e in attesa di un figlio, aveva perso la vita in un modo atroce: stritolato in una macina per la produzione di pietrisco, in una cava lungo il fiume Lima.

L'altra mattina, la terza sezione della Corte d’appello di Firenze ha confermato in pieno le pesanti condanne inflitte nell’aprile 2010 del tribunale di Pistoia ai quattro responsabili dell'azienda, tutti accusati di omicidio colposo e, reato molto più grave, di omissione dolosa di cautele per prevenire gli infortuni sul lavoro: 4 anni di reclusione a Graziano Canigiani, ritenuto il titolare di fatto, e 3 anni e 6 mesi ciascuno al figlio Guido, in veste di responsabile del cantiere, e alle due amministratici formali dell' "Immobiliare Daniela", Sabrina Canigiani e Jacqueline Torres, rispettivamente figlia e nuora (di un altro figlio, deceduto) di Graziano.

Inoltre, Guido Canigiani, la sorella Sabrina e la nuora Jacqueline Torres sono stati condannati al risarcimento dei danni (da stabilire in sede civile) ai familiari della vittima (rappresentati in giudizio dagli avvocati Enrico D'Angelo - i primi tre - e Sabrina Borghi), disponendo una provvisionale di 75.000 euro a favore della vedova, Klodiana Shiqueri, di 90.000 euro a favore del figlioletto Xhoi (non ancora nato quando avvenne la tragedia) e di 25.000 euro ciascuno a favore dei fratelli Gezim e Mark.

Soddisfatto della conferma arrivata dalla Corte d’appello l’avvocato di parte civile Enrico d’Angelo.

Angjelin Shequeri, che abitava a Ponte Sestaione, lavorava da 4 mesi alla cava che si trova lungo il corso del fiume Lima, poco lontano da Cutigliano. Quella tragica mattina stava lavorando nei pressi del macchinario che frantuma la pietra. Salito sulla pedana dell'impalcatura soprastante la potente macina, che si trova sopra uno dei silos, vi era caduto dentro. Il giovane non era morto subito, ma la fine era arrivata in una decina di minuti a causa della copiosa emorragia e per via del mancato afflusso di sangue al cuore dovuto alla posizione del corpo.

Lungo l'elenco delle omissioni nel campo della sicurezza stilato dalla procura nel capo d'imputazione: dall'assenza di un cancelletto che impedisse l'accesso all'imbuto con l'impianto in funzione, a quella di un sistema di blocco, alla mancanza di sistemi di protezione contro il contatto con gli ingranaggi. Per non parlare dell'assenza di qualunque tipo di formazione per gli operai. (m.d.)

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