Il dolore
Voleva ucciderla perché l’aveva lasciato
Arrestato il muratore che aveva colpito con la mannaia la moglie che lo aveva anche denunciato, portando con sè la figlia
PISTOIA. L’aveva denunciato per maltrattamenti e se n’era andata di casa, portando via con sé la figlioletta di tre anni. Un affronto intollerabile per lui. Da punire con la morte. E quando ha impugnato quella mannaia e si è scagliato contro la moglie la sua intenzione era proprio quella: uccidere. Per questo, dalla tarda serata di lunedì, Maatallah Luossaief si trova in carcere con l’accusa di tentato omicidio. La sua fuga è durata poco. Braccato dalla polizia, il 54enne muratore di origini tunisine ma italiano di cittadinanza, è stato bloccato in viale Italia, all’interno della sua auto e arrestato. La moglie, 34 anni, anche lei nata in Tunisia, si trova invece ricoverata in prognosi riservata al Centro traumatologico di Firenze, dove già nella nottata di lunedì è stata operata: i chirurghi le hanno riattaccato il pollice della mano destra, che le era stato tagliato di netto da un colpo di mannaia mentre tentava di difendersi dalla furia omicida del marito. Solo il tempo potrà dire se l’intervento è riuscito, sia a livello di vascolarizzazione che di riacquisto della funzionalità. Oltre a quello sulla mano, la donna ha subito altri due colpi estremamente violenti. Uno alla nuca, che le ha causato anche una frattura cranica, e uno alla base del collo, sempre sulla parte posteriore: come se l’intento del marito fosse quello di decapitarla. Nonostante il molto sangue perso, non è mai stata in pericolo di vita. Come è stato spiegato ieri mattina in conferenza stampa dal questore Maurizio Manzo, da circa un mese, la donna, che è la seconda moglie di Luossaief (dei quattro figli della coppia, solo l’ultima è di entrambi) se ne era andata di casa, disperata per i maltrattamenti che doveva subire dal marito che, tra l’altro, non le permetteva di trovarsi un lavoro, desiderio che aveva più volte espresso. Dopo averlo denunciato ai carabinieri per maltrattamenti, aveva preso la figlia di tre anni e, abbandonata la casa di via Capitini, si era rifugiata da amici connazionali, in via Gentile.
Ed è lì che lunedì pomeriggio Luossaief è andato per riportarsela a casa. Nel piccolo appartamento del primo piano del numero 346, un palazzo in cui tutti gli inquilini sono stranieri, la 34enne tunisina era in compagnia, oltre che della bambina, di altre tre donne. Il marito si è fatto aprire una prima volta. «Torna a casa se no ti ammazzo» le avrebbe detto, dopo aver cercato di convincerla con le buone. E al rifiuto della moglie, se n’è andato. Per tornare però una mezzoretta dopo, con una mannaia da macellaio. Quando la porta si è aperta, si è scagliato direttamente sulla donna, colpendola ripetutamente. E solo quando l’ha vista immobile a terra in una pozza di sangue, credendola probabilmente morta, si è dato alla fuga. Le urla delle altre tre donne, che cercavano di farlo smettere, erano servite a ben poco. Immediato l’allarme al 118 e al 113. Mentre la vittima veniva portata all’ospedale, la polizia dava inizio ad un’imponente caccia all’uomo con tutte le volanti e le pattuglie della Squadra mobile a disposizione. Luossaieff era fuggito alla guida della sua Punto nera ed è quella che le volanti (dirette dal sostituto commissario Francesco Carella e coordinate dall’ispettore Giuseppe Antonicelli) avevano incarico di rintracciare battendo la città strada per strada. Mentre gli investigatori della Mobile, comandati dal vicequestore Antonio Fusco, si sono diretti verso i luoghi dove il ricercato avrebbe potuto essersi diretto: la casa di via Capitini, all’undicesimo piano del numero 346, il luogo di lavoro della figlia più grande, casa di amici. Non prima però di aver messo sotto protezione la bimba di tre anni, che avrebbe potuto essere il prossimo obiettivo della vendetta di Luossaieff: la piccola, attraverso i servizi sociali (che già seguivano la famiglia), è stata affidata ad una casa famiglia protetta. Attorno alle 23, una volante della questura ha incrociato la Punto del fuggitivo in viale Italia, e l’ha bloccata, subito raggiunta da una pattuglia della Squadra mobile. Quando è stato fatto scendere dall’auto, Luossaieff non ha accennato la minima reazione e ha seguito i poliziotti in questura senza dire una parola. Adesso si trova in cella nel carcere di Santa Caterina in Brana con l’accusa di tentato omicidio. Forse già oggi potrebbe essere sottoposto all’interrogatorio di garanzia da parte del gip del tribunale.
Massimo Donati
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