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Pistoia

Città metropolitana, sì dal sindaco

Città metropolitana, sì dal sindaco

Bertinelli: «In Parlamento potranno essere recepiti i rilievi di Comuni e Province»

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PISTOIA. Il sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli interviene nella discussione sul decreto di riordino delle amministrazioni provinciali approvato mercoledì 31 dal Consiglio dei ministri.

«Il territorio di Pistoia, Prato e Firenze, rappresenta già da molti anni la dimensione ottimale per il governo delle politiche di area vasta. È dunque giusto dar vita ad un livello istituzionale unitario corrispondente all'area metropolitana, che possa rafforzare e qualificare decisioni in parte già assunte, localmente e a livello regionale, di integrazione dei servizi e di proficua collaborazione tra gli enti. Questa - aggiunge - oltre ad essere la proposta avanzata dal presidente della giunta regionale Enrico Rossi, era la chiara indicazione espressa nel documento del Pd pistoiese, sottoscritto da tutti i sindaci e dai rappresentanti istituzionali del territorio, che chiedeva in sostanza la trasformazione dell'area metropolitana in un'unica provincia».

Con riferimento alle prese di posizione di esponenti politici all’indomani della decisione del governo, Bertinelli afferma: «Non è ora il tempo per precipitose dichiarazioni, ritornanti manie di grandezza, rivendicazioni deteriormente municipalistiche, o, peggio, autocandidature a qualcosa di questo o di quello. Le istituzioni sono legittimate in quanto svolgono una funzione utile per i cittadini che sono chiamate a rappresentare e governare».

Le Province, per i tempi della storia italiana, corrispondono ad una architettura relativamente recente. Le città, invece, commenta il primo cittadino, non si inventano. «Tanto meno le città metropolitane. Pistoia, Prato e Firenze, hanno ciascuna una loro storia, millenaria, che deve essere rispettata e non può essere ignorata da artificiose ingegnerie istituzionali. È il momento - conclude - per una riflessione attenta sulle decisioni assunte dal Consiglio dei ministri, consapevoli che il decreto legge dovrà passare al vaglio del Parlamento e che, in quella sede, potranno e dovranno essere recepiti i numerosi rilievi provenienti da Comuni e Province».

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