Attenzione
Province, le giunte si sciolgono
I cinque assessori: «Torniamo ai vecchi lavori» Fratoni avverte: «Con i tagli del governo c’è il rischio-commissariamento»
L’avvocato Lidia Martini tornerà a tempo pieno alla sua professione, negli anni dell’assessorato al bilancio «coltivata con fatica». Il vicepresidente della giunta Roberto Fabio Cappellini indosserà la divisa da vigile urbano, lasciata nell’armadio durante l’aspettativa degli anni in Provincia.
«Farò il nonno», esclama Mauro Mari, assessore provinciale da 13 anni, 66 anni compiuti e un impegno in politica lungo decenni (per due mandati è stato anche vicesindaco nel Comune di Quarrata a fianco di Stefano Marini).
Pronto a fare qualche viaggio in più verso Roma per trovare la figlia Serena, nota conduttrice televisiva, l’assessore Paolo Magnanensi, insegnante di italiano e storia da due anni in pensione.
E in attesa di capire se ci sono le prospettive per rientrare al lavoro nella Cmsa (la Cooperativa muratori sterratori e affini) Rino Fragai, assessore all’ambiente, che dice di non essere sorpreso dalla decisione del governo di decretare lo scioglimento delle giunte provinciali dal gennaio del 2013. «Mi aspettavo un’accelerazione negli intenti del governo».
Accelerazione valutata negativamente dalla presidente della Provincia Federica Fratoni e dai suoi assessori. Il riordino delle Province ci vedrà città metropolitana a partire dal gennaio del 2014 insieme a Prato e Firenze. Tra due mesi l’addio (ma c’è ancora in ballo la decisione della Corte Costituzionale sul riordino, attesa per il 6 novembre) alle giunte degli enti locali. I presidenti hanno la possibilità di eleggere tre consiglieri provinciali per traghettare l’ente verso le elezioni dei nuovi organi, nel novembre del 2013.
Undici mesi di passione, secondo Fratoni, e anche secondo Magnanensi, che spiega: «Per entrare nel meccanismo dell’ente, di come funziona, servono alcuni mesi anche ad una persona sveglia. I consiglieri non possono prendere aspettativa, dovrebbero dedicarcisi fuori dagli orari di lavoro. Pensare di organizzare l’attività di un ente come la Provincia e tenerla in piedi per quasi un anno senza giunta mi sembra francamente poco fattibile».
«In questa fase c’è bisogno di fare un percorso - sottolinea Fratoni - Il venir meno degli assessori pone enormi difficoltà. Non posso partecipare a tutti gli incontri io, ad esempio».
Questione di costi, anche. Ma non per Fratoni, che spiega: «Come Provincia di Pistoia abbiamo già ridotto i costi e anche il numero degli assessori, passati da 7 a 5. Un assessore ci costa 48mila euro l’anno. Non sarebbe questo grande risparmio».
Fratoni punta l’accento su un altro tema, questo sì che rischia di affondare la Provincia ancora prima che si fonda con Prato e Firenze nella città metropolitana: «Il governo ha confermato l’entità dei tagli. Mi associo alla ferma protesta di tutti i colleghi presidenti. Non sono tagli sostenibili. Per Pistoia ammontano a 3,4 milioni di euro nel 2012 e 8,3 nel 2013. Il nostro bilancio ha una parte corrente di 50 milioni di euro, di cui circa la metà hanno vincoli di destinazione. Se consideriamo l’entità dei tagli abbiamo seri problemi anche a pensare al pagamento dei mutui e agli stipendi del personale. Se non riusciamo a trovare il pareggio di bilancio si renderà necessario l’arrivo del commissario prefettizio»
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