Morto al poligono, sfilano i consulenti
I periti delle parti civili hanno ricostruito le cause dell’incendio in cui perse la vita Riccardo Tarlati
PISTOIA. Un incendio che non sarebbe potuto divampare se pareti e pavimento non fossero stati ricoperti di residui incombusti di polvere da sparo. Almeno secondo il consulente tecnico nominato dalle parti civili.
Nuova udienza ieri mattina in tribunale per la morte di Riccardo Tarlati, noto commerciante e fotografo pistoiese che perse la vita nel terribile rogo che il 24 luglio 2007 devastò il Tiro a segno nazionale di via dei Macelli, dove si trovava per esercitarsi con il suo fucile. Davanti al giudice Luca Gaspari sono stati chiamati a testimoniare il consulente medico legale e il consulente tecnico delle parti civili (i familiari di Riccardo Tarlati), rappresentate dagli avvocati Luca Innocenti e Laura Innocenti. Il medico legale Giuliano Piliero ha spiegato come, in base agli accertamenti autoptici, secondo lui il decesso sia avvenuto - nell’arco di 7-10 minuti, prima dell’intervento dei vigili del fuoco - sia a causa del monossido di carbonio respirato che a causa dell’intenso calore (la vittima aveva ustioni anche di terzo grado sul 61% del corpo).
L’altro consulente tecnico, Andrea Pisani, direttore e istruttore di tiro, è stato invece chiamato ad illustrare la sua perizia sulle cause e sulle modalità dell’incendio. Il tecnico ha in particolare puntato il dito sui residui di polvere da sparo incombusta presenti nel locale a causa della mancata pulizia e sulla conformazione stessa di quella parte di poligono, la linea di tiro dei 100 metri: una struttura definita ibrida, in quanto il tiratore si trovava al chiuso e sparava ad un bersaglio esterno distante 100 metri attraverso una piccola finestrella nella parete di fronte a qualche metro da lui. Secondo Pisani, proprio la finestrella avrebbe favorito, con il suo effetto camino, il divampare del rogo una volta aperta la porta di accesso alla postazione di tiro. La scintilla che innescò l'incendio scaturì dal fucile di un socio del Tiro a segno. Per questo anche per lui era stato richiesto il rinvio a giudizio, ma il gup decise di archiviarne la posizione essendo emerso che l'arma e le munizioni erano perfettamente in regola: i residui incandescenti usciti dalla canna del fucile erano da considerare nella norma. Ricordiamo che gli imputati di omicidio colposo sono Daniele Cecchi, presidente del Tiro a segno (difeso da Andrea Niccolai) e due componenti del consiglio direttivo, Carlo Rocchi e Paolo Banci. (m.d.)
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