Il Tirreno

Pistoia

Consiglio provinciale flop e i comitati si arrabbiano

di Elisa Valentini
Consiglio provinciale flop e i comitati si arrabbiano

L’appuntamento disertato da cittadini e rappresentanti delle categorie Nel mirino i politici locali e “pianigiani”: «In montagna siamo sudditi dimenticati»

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CUTIGLIANO. Poca partecipazione e tanta rabbia hanno contraddistinto il 2° consiglio provinciale straordinario in montagna che sabato mattina si è riunito nella sala ex Rondò Priscilla di Cutigliano. La seduta si è mostrata al ribasso già durante l’appello: 13 consiglieri provinciali presenti su 25, la risicata metà più uno necessaria per la validità. Colpa della giornata di pioggia o della poca sensibilità ai problemi della montagna, bastava un altro assente e tutti sarebbero tornati a casa con un niente di fatto. Il presidente del consiglio Silvano Calistri ha aperto la seduta con la proposta di chiudere i lavori alle 13.30 anziché le 17.30 stabilite, ancora una prova del poco entusiasmo. Presenti i 4 sindaci della montagna, mancavano invece le categorie economiche dirette interessate all’argomento della seduta. Dagli agricoltori, ai boscaioli, dagli artigiani agli allevatori, la partecipazione ha rasentato lo zero. E, nonostante l’apertura ai loro interventi mancavano i cittadini: la metà delle sedie è rimasta vuota per tutta la seduta. Sfiducia nella politica e nelle istituzioni? Senso di avvilimento? Al di là degli aspetti specifici, dagli interventi è emerso il profondo risentimento dei montanini nei confronti della classe politica pianigiana e locale.

«Dove sono i cittadini? – ha esordito il presidente della Proloco di San Mommè Maurizio Niccoli – sudditi è il termine giusto. Da dieci anni si assiste ad una omologazione della politica. Tutti ubbidiscono ai padri padroni, presidenti di Regione e Provincia di turno. È difficile parlare di prospettive della montagna quando i partiti non sono più disposti a fare battaglia e tutto risponde alle logiche di bilancio». Sulla Comunità montana è intervenuta Graziella Cimeli del comitato recupero ammanco che, dopo aver scritto al presidente della Repubblica, ha accusato il ceto politico per il «disarmante silenzio» sul noto ammanco. «Il Comitato vuole l’accertamento di tutte le responsabilità, amministrative e politiche – ha detto Cimeli – Nessun partito ha oggi il diritto di erigersi a paladino di diritti disattesi ed elusi con la speranza del tempo “terapeuta” che tutto narcotizza e soffoca. Da trenta e più anni avete permesso, non certamente ad un solo “sciagurato” ma a più individui legati da un patto scellerato, di distruggere un ente certo mal gestito e male usato ma che avrebbe dovuto destinare risorse e benefici alla montagna. Smettete, signori della politica politicante, di prendere in giro la montagna e la sua gente».

Paolo Brunetti, dell’associazione Viva la Porrettana Viva ha accusato l’amministrazione provinciale di aver messo i 750mila euro di fondi per il trasporto giunti dalla Regione nel “calderone” del tpl senza preoccuparsi dei pendolari della montagna. L’abbandono del territorio a se stesso, come ha detto il presidente del coordinamento provinciale dei giovani comunisti Giulio Baldassarri, porterà la montagna al degrado di una vasta giungla. «Occorre recuperare competitività nel nuovo turismo motivazionale – ha detto Rolando Galli, presidente di Saf – siamo a tre passi dalle grandi città, un bacino enorme che non riusciamo a sfruttare solo perché mancano le infrastrutture adeguate, in primis una strada che è la stessa dal 1786. Un tunnel di 4 km da Cireglio a Limestre risolverebbe tanti problemi nel tessuto sociale ed economico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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