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Pistoia

Cemento sì cemento no: a colpi di libri la discussione sugli ultimi venti anni di scelte urbanistiche

Cemento sì cemento no: a colpi di libri la discussione sugli ultimi venti anni di scelte urbanistiche

PISTOIA. Area ex Breda, gioie e dolori. Nuovo quartiere giovane e moderno, destinato a dare impulso ad un centro cittadino troppo sonnacchioso, oppure brutale colata di cemento, frutto di un...

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PISTOIA. Area ex Breda, gioie e dolori. Nuovo quartiere giovane e moderno, destinato a dare impulso ad un centro cittadino troppo sonnacchioso, oppure brutale colata di cemento, frutto di un atteggiamento troppo indulgente del Comune nei confronti dell’azienda protagonista del recupero, vale a dire la Giusti per l’edilizia? E, più in generale, gli anni Novanta e il primo decennio del Duemila, in città, sono trascorsi all’insegna della “cementificazione” o di un’urbanistica che ha cercato di far fare passi avanti ad una città ferma da decenni? Sempre attivo all’interno di ristretti circoli, il tema cemento sì-cemento no è stato tra quelli dominanti nel dibattito elettorale, soprattutto all’interno del centrosinistra.

Molti temi sono stati poi ripresi in due libri usciti a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro. In “Aree ex Breda a Pistoia 1963-2010” l’ex assessore regionale Giuliano Beneforti ha tirato le sue somme sull’operazione di recupero , calcolando in circa 20 milioni il passivo per il Comune, tra soldi incassati in meno per la vendita dell’area e soldi pagati in più per le opere di urbanizzazione. Secondo Beneforti il recupero avviato dalle giunte Scarpetti è da bocciare perché realizzato «in nome della fattibilità ad ogni costo: con l’addensamento edilizio, con la minore attenzione alla qualità degli spazi esterni e del verde, con la demolizione degli edifici più rappresentativi, con l’uso disinvolto del denaro pubblico». A fronte delle pesanti (e documentate)critiche di Beneforti, l’allora assessore all’urbanistica Antonio Pileggi (in collaborazione con l’ex sindaco Lido Scarpetti, oggi parlamentare) ha dato alle stampe “A proposito (e sproposito)di cemento a Pistoia”, 76 pagine che raccontano dal di dentro dieci anni di urbanistica, dal 1993 al 2002. Pileggi mette subito in chiaro le cose: «Questo non è un memoriale e neppure una giustificazione a posteriori; è semplicemente una rivendicazione». Di cosa? Dell’«urbanistica del fare, dell’assumersi responsabilità, privilegiando il “progetto” al “sogno”». Esempio tipico è proprio l’ex Breda: Pileggi riconosce che il progetto finale di recupero ha sacrificato le ambizioni di piani più belli (non a caso rimpianti da Beneforti). Ma «dopo anni di sostanziale stasi, la pratica ex Breda andava chiusa, pagando anche il prezzo di un ridimensionamento di ciò che era in tutta evidenza irrealizzabile» e che di fatto non fu mai attuato per decenni.

Pileggi rivendica la dignità di scelte amministrative che «fra luci ed ombre, hanno cambiato in meglio la nostra città e le nostre periferie» e pungola soprattutto il centrosinistra, che quella stagione dovrebbe rivendicare (e non vergognarsene). Magari per proporre, con credibilità, «cambiamento e innovazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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