Lutto
Autisti costretti a guidare per giorni interi: 4 arresti
Indagine della Polstrada, accusati di estorsione i titolari di un’azienda di trasporti Cronotachigrafi dei tir manomessi per aggirare i controlli sulle ore di riposo
PISTOIA. Nessun riposo per gli autisti, sempre attaccati al volante dei loro tir frigorifero che partivano carichi di piante e fiori diretti in Olanda, Belgio, Germania. Percorrendo le strade e le autostrade d'Europa notte e giorno, in un caso, sebbene in coppia, rimanendo alla guida per 51 ore di seguito. Con tutti i rischi ben immaginabili per la loro incolumità e quella degli altri. Chi non rispettava questo diktat, chi non si dichiarava disposto ad azionare il dispositivo elettronico istallato sui camion dai datori di lavoro per eludere eventuali controlli sul computer del cronotachigrafo, rischiava di essere licenziato o di non vedersi rinnovato il contratto. Per questo è scattata anche l'accusa di estorsione nei confronti dei quattro soci dell'azienda di trasporti di Ponte Buggianese finiti agli arresti domiciliari al termine di una complessa indagine portata a termine dalle squadre di polizia giudiziaria della Polizia stradale di Pistoia e della sottosezione di Montecatini.
Le ordinanze di custodia cautelare per estorsione, attentato alla sicurezza dei trasporti e violazione dei sigillI, sono state emesse dal gip del tribunale su richiesta del pm Claudio Curreli. L'azienda finita nel mirino della polizia stradale è la Autotrasporti Pieri Riccardo srl di Ponte Buggianese.
Secondo le accuse, grazie all'uso di sofisticati dispositivi che, baipassando i dati in arrivo dalle ruote in movimento, alteravano il dati registrati dal cronotachigrafo installato per legge sui veicoli: la normativa europea prevede un certo numero di ore di riposo ogni tot ore di guida e vieta per gli autoarticolati il superamento del limite di velocità di 80 chilometri orari. Attraverso il mancato rispetto della legge, gli arrestati riuscivano, secondo la procura, a procurarsi un ingiusto profitto derivante dal maggior numero di trasporti effettuati, dai minori costi di manodopera e dalla concorrenza sleale derivante dal poter garantire tempi di consegna più brevi. Da considerare poi il danno per gli autisti, costretti a prestare il loro lavoro in condizioni di insicurezza ed illegalità, con rischi concreti per la loro e la altrui incolumità, visto che il cronotachigrafo ha tra le sue funzioni quella di prevenire gli incidenti stradali e gli infortuni sul lavoro.
Le indagini sono partite traendo spunto dai normali controlli che la Polstrada effettua sui mezzi pesanti. Ad insospettire i poliziotti, il fatto che i camion della ditta di Ponte Buggianese fossero sempre perfettamente in regola. Troppo in regola. Anche verificando i risultati dei controlli effettuati dalle altre polizie europee, il risultato era identico. Impossibile, secondo gli investigatori, che nessuno degli autisti non avesse mai preso una multa. Così sono iniziati i pedinamenti, che hanno permesso di verificare la mancata corrispondenza tra quanto i poliziotti vedevano e ciò che registrava il cronotachigrafo. Tre camion sono stati sequestrati: a bordo sono stati scoperti dei trasmettitori fantasma il cui congegno elettronico, detto in gergo "stacchino" (da qui il nome dell’operazione “Johnny Stacchino”), permetteva l'interruzione del segnale di movimento. Su un mezzo era installata una seconda centralina elettronica che inviava dati falsi: alle forze dell'ordine i conducenti erano pertanto in grado di esibire una stampa falsa dei dati di guida e di riposo.
Ingegnoso anche il sistema con cui venivano attivati gli "stacchini": consisteva nel premere simultaneamente una serie di interruttori normalmente dedicati ad altra funzione, come ad esempio l'interruttore dei fari e quello della ventilazione. Una volta effettuata la giusta sequenza, la luce di cortesia del mezzo diventava di colore rosso per ricordare al conducente che il dispositivo era inserito.
Dall'analisi dei dati è emerso che alcuni mezzi viaggiavano ininterrottamente anche 24 ore su 24 per alcuni giorni.
La Polstrada ha spiegato che l'attività economica dell’impresa era così condizionata dal sistema di alterazione che, anche successivamente al sequestro dei congegni, gli indagati avrebbero proseguito l'attività illecita utilizzando, in sostituzione dei sofisticati “stacchini”, dei potenti magneti che, se inseriti nel sensore del cambio, inibiscono la registrazione dei dati sul cronotachigrafo.
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