Il Tirreno

Pistoia

Venti aziende dicono sì al progetto Cina

Venti aziende dicono sì al progetto Cina

Divideranno uno spazio espositivo nel centro commerciale di Hangzhou del milionario Qinghou

2 MINUTI DI LETTURA





QUARRATA. Nonostante il conto deposito resti una condizione non trattabile del contratto, c’è chi dice sì al “magnate” cinese Zong Qinghou. Una ventina le ditte quarratine dei settori legno, arredamento e biancheria per la casa, che hanno deciso di aderire al progetto del colosso Wahaha, gruppo leader nell’alimentazione e bevande a caccia di prodotti made in Italy.

Il milionario d’oriente tra poco più di un mese inaugurerà un centro commerciale nella città di Hangzhou. Trentamila metri quadri di superficie distribuita su 5 piani in cui il gruppo è deciso a inserire anche produzioni italiane, arredamento compreso. Una delegazione “Wahaha” ha incontrato alcune aziende quarratine lunedì 15 ottobre alla Màgia. Ancor prima, attraverso la Cna, era stato direttamente il fondatore Qinghou a far visita agli imprenditori locali. Martedì scorso, proprio a seguito dell’incontro in villa, il consiglio Pmi si è riunito ed ha stilato la lista degli interessati. «Una ventina di attività, quasi tutte di Quarrata – spiega Barbara Agrestini, Confindustria - sono interessate all’iniziativa “Wahaha” e il modello su cui ci muoveremo è quello di un unico spazio espositivo suddiviso tra più aziende. Il mercato cinese è interessato agli ambienti moderni-contemporanei e al pacchetto completo: divani, mobili, complementi d’arredo e biancheria. L’ostacolo del conto deposito (che comporta un grosso sforzo economico iniziale per le nostre aziende, ndr) si supera con la fornitura dei pezzi da parte di più ditte, per formare un’unica stanza. Il nostro obiettivo e il nostro dovere, era portare a Quarrata il gruppo “Wahaha”, ed è ciò che abbiamo fatto. Ovviamente non potremo essere pronti per l'inaugurazione di novembre, ma lo saremo nei prossimi mesi».

L’architetto del consorzio Pmi in questi giorni contatterà le aziende per sviluppare l’ “ambiente” da proporre ad Hangzhou. Tra queste non ci sono le associate Cna: la formula del conto deposito infatti non è piaciuta e otto attività su otto non hanno aderito. Almeno due però - «si tratta di quelle ditte che hanno già un mercato aperto in Cina» precisa Paolo Spadoni della Confederazione - restano in trattativa con il colosso delle bevande orientali: «Ma non per contratti che includono la fornitura della campionatura in conto deposito».

Tra i detrattori della formula proposta da “Wahaha” c’è Formitalia. «A quelle condizioni non eravamo interessati – spiega l’imprenditore Gianni Overi – Resta comunque il fatto che l’interlocutore è buono, sicuro e stavolta (il riferimento è allo showroom di Shanghai, promesso ma mai realizzato per la ritirata dell’imprenditore cinese che nel 2011 era venuto a Quarrata, accolto da Pmi, Comune e Provincia, carico di promesse, ndr) c’è». (b.f.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web