Il Tirreno

Pistoia

«Ministro, così ucciderà la scuola»

di Elisa Pacini
«Ministro, così ucciderà la scuola»

Parla l’insegnante del Forteguerri diventata una star del web e invitata anche in tv dopo la sua lettera a Profumo

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PISTOIA. L’ insolito sole di questi giorni scalda ancora di più l’ennesimo autunno caldo della scuola. E anche il tavolino del bar davanti al quale Antonietta Brillante ci spiega perché ha deciso di farsi sentire di fronte all’ultimo colpo a quel che resta della pubblica istruzione italiana. La sua lettera inviata al ministro Profumo, in cui spiega perchè la sua proposta di aumentare a 24 le ore di attività dei professori delle superiori porterebbe all impoverimento dell’offerta didattica e alla distruzione della scuola pubblica, sta facendo da giorni il giro del web. La sua casella di posta è strapiena di mail di colleghi, ma anche di studenti, genitori, presidi e sindaci che la rincuorano e la ringraziano per i problemi che ha sollevato.

«Mi hanno chiamata in tanti – ci dice la professoressa di filosofia e scienze della formazione del “Forteguerri”– perché nella lettera non c’è solo un’esternazione dell’indignazione ma una richiesta di cambiamento della politica che sta dietro alle riforme. La proposta del ministero per me non ha solo un intento di taglio alle spese perché aumentando le ore agli insegnanti vorrebbe impiegarne di meno, ma di distruzione della scuola pubblica. Quella, cioè, che forma i ceti “normali” della popolazione, che, con un’offerta sempre più scadente, usciranno dalle aule sudditi e non cittadini».

Dottore di ricerca in filosofia politica, tre abilitazioni al concorso di fine anni ’90, Antonietta Brillante ha appena iniziato il suo sesto anno scolastico (è di ruolo da otto) ad una delle scuole più antiche di Pistoia, il Forteguerri.

«Sì, purtroppo – commenta la professoressa – perché, in questo paese, venire da Firenze a Pistoia per lavoro in treno è un disastro».

Anche di questo ha parlato al ministro nella sua lunga lettera: gli ha raccontato che – per tale motivo – è costretta a passare giornate intere fuori casa quando deve tornare a scuola nel pomeriggio, “accampata” in qualche bar, visto che al liceo c’è una sola sala professori e non ci sono computer a disposizione per i docenti. Dallo stato dei bagni ai riscaldamenti puntualmente rotti: la professoressa ha parlato di tanti esempi concreti che, dal successo della sua lettera, evidentemente non sono solo una particolarità del liceo pistoiese. Invitando infine il ministro a visitare la sua scuola. Per capire se davvero il monte ore della docenza sia l’unica cosa da “adeguare agli standard europei”, come ha detto Profumo presentato la proposta delle 24 ore.

Inserendo, anche qui, un altro esempio concreto: il confronto (impietoso) tra la sua scuola e una di Skive, nello Jutland danese, dove quattro anni fa ha partecipato con una classe ad uno scambio culturale. «Le nostre scuole – scrive – sono per strutture, materiali didattici, spazi e tempi proprie di un paese arretrato e sottosviluppato». «E pensare – aggiunge a voce – che, insegnando pedagogia, parlo ai ragazzi di come tutti i pedagogisti dall’800 in poi dicano che gli spazi, i tempi e i materiali sono funzionali alla didattica. Quello che insegno stride con la realtà che i ragazzi vivono ogni giorno. Se non adeguiamo le strutture e i materiali, formeremo alunni sempre più ignoranti».

Al ministro che promette di investire in tutto questo grazie al risparmio ottenuto dall’aumento delle ore dei docenti, Brillante non crede più di tanto. «Se questa fosse stata la sua intenzione – scrive – ci avrebbe dato in questi mesi dei segnali, invece quelli che abbiamo visto vanno in una direzione opposta: l’affossamento della scuola pubblica».

Una scuola che, specifica la professoressa, in questi anni si è retta solo sulla dedizione di molti docenti. Forse non tutti, è vero, ma è pur sempre quella che ha formato la generazione dei "cervelli in fuga", e non può essere da buttare.

«Non ho mai nutrito molta fiducia nei governi tecnici – dice – ma sinceramente da un ministero che ha come sottosegretario Rossi Doria, maestro di strada a Napoli, non mi sarei aspettato una totale continuità con i governi precedenti».

La storia dell’adeguamento agli standard europei ha particolarmente colpito la professoressa, che si chiede come mai i suoi colleghi danesi, che lavorano 18 ore settimanali per 200 giorni, percepiscano 3.000 euro di stipendio medio mensile, a fronte dei suoi 1380. In più hanno, ad esempio, compensi aggiuntivo per il tempo “impiegato” nella correzione dei compiti. Tempo che, insieme alla preparazione delle lezioni, magari diversificata per coinvolgere i ragazzi portatori di handicap o gli studenti stranieri, seppure non compreso nelle 18 ore di lavoro di un docente italiano, c’è. E sarà questo quello che si ridurrà se le ore effettive saranno 14.

Dagli uffici romani non è arrivata nessuna risposta alla professoressa, che era stata invitata da UnoMattina (Rai1) ad un incontro tv con un rappresentante del ministero. Incontro saltato per motivi organizzativi e di cui finora si sono perse le tracce.

Intanto l'assemblea sindacale dei "prof" del Forteguerri ha deciso di proporre al collegio il congelamento delle attività extrascolastiche (gite e laboratori) per protesta. «Ai ragazzi e ai genitori spiegheremo il perché – conclude – illustrando quello che sta succedendo. Sono sicura che saranno i primi a darci la loro solidarietà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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