Gioco
«Tassi quasi da usura e prestiti negati Aziende allo stremo»
Drammatico Sos di Confartigianato sulla stretta bancaria «A qualcuno hanno detto: si rassegni, meglio che chiuda»
PISTOIA. «Le imprese agonizzano sotto il peso della recessione e delle manovre fiscali, e intanto le banche, invece di lanciare una scialuppa di salvataggio, sparano ad alzo zero sugli imprenditori»: è l’amara riflessione del Comitato di presidenza di Confartigianato Pistoia, che lancia un appello al prefetto perché vigili sulle condizioni applicate dalle banche, che in certi casi si collocherebbero poco al di sotto dei tassi d’usura, e perché, magari, solleciti la pubblica amministrazione ad onorare i pagamenti verso le imprese.
Per i dirigenti di Confartigianato «la pressoché totale impossibilità di accedere al credito non fa che bloccare la filiera riscossioni-pagamenti, mettendo definitivamente in ginocchio l’economia del territorio. Con la mancanza di liquidità imperante, il lavoro che c’è ma i committenti pubblici e privati che non pagano, la maggior parte delle aziende non può investire. Il bisogno è quello di liquidità per riuscire a lavorare, pagare i fornitori e gli stipendi, in attesa che i committenti si decidano a saldare i conti in sospeso. Purtroppo però dalle banche non c’è risposta, anzi. Dagli estratti conto presentati ai nostri uffici da alcuni associati, abbiamo verificato che sono stati applicati tassi del 14% sugli scoperti di conto, ovvero condizioni solo leggermente al di sotto dei tassi di usura. E quel che è peggio è il trattamento che talvolta gli imprenditori, anche titolari di aziende tutto sommato sane, si sentono riservare, con richieste di “rientrare subito” anche per soli 30 euro. Per di più ora hanno inventato anche la cosiddetta istruttoria veloce: una commissione-balzello applicata quando chi non ha affidamenti va in scoperto anche di pochi euro e che viene rinnovata ogni volta che il saldo negativo aumenta per l’addebito di bollette o altro».
Negli ultimi giorni da artigiani e imprenditori del territorio provinciale stanno arrivando notizie poco confortanti. Confartigianato fa l’esempio di un titolare di una ditta locale piuttosto solida che, quando si è rivolto ad una banca per un prestito, si è sentito dire: “bisogna che a un certo punto gli imprenditori si arrendano e capiscano che è il momento di chiudere i battenti”.
«Sentirsi sbattere in faccia una cosa del genere – commenta il Comitato – è allucinante. In questo momento tanti imprenditori vivono la situazione con angoscia: temono di dover mandare a casa i propri collaboratori e di perdere tutto quello che hanno costruito in una vita. E quando vanno in banca, invece di trovare una collaborazione, spesso trovano un muro. Chiediamo semplicemente che i rapporti siano corretti e che, per valutare il merito creditizio delle imprese, le banche valorizzino le informazioni qualitative, magari proprio appoggiandosi alle associazioni, che hanno conoscenza diretta delle aziende».
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