Il Tirreno

Pistoia

Ogni giorno mille pasti in meno

Ogni giorno mille pasti in meno

L’azienda attacca il sindaco («aumenti senza eguali») e chiede un incontro

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PISTOIA. Parte lesa. Così si considera RistorArt nella protesta contro il caro mensa. E l’azienda sollecita un confronto con il primo cittadino.

RistorArt si è aggiudicata nel 2007 la gara d’appalto del servizio di refezione. Il contratto prevedeva la possibilità di opzionare il rinnovo per altri tre anni, e così è stato fatto, con determina numero 1080 del 27 aprile 2010. Nel 2009 l’azienda ha trasferito la sede amministrativa e direzionale ad Agliana, mantenendo a Prato la sola sede legale. I cento dipendenti dell’area pistoiese rappresentano la fetta più consistente dell’azienda che, in Italia, conta 300 lavoratori.

Lo sciopero del panino sta facendo perdere tra gli 800 e i 1000 pasti al giorno. «Non abbiamo - spiega il capo area Michele Berardelli - ancora nessun dipendente in cassa integrazione, li stiamo spostando da Chiazzano ad Agliana. Chiaro che, se la situazione di protesta perdurasse, a soffrirne potrebbero essere anche i lavoratori».

Le dichiarazioni di Bertinelli, che riportava l’insoddisfazione di una parte dei genitori per la qualità del servizio, suscitano un’immediata reazione. «Da due settimane attendiamo una convocazione da parte del sindaco. Per parte nostra, precisiamo che l’aumento deciso dal Comune di Pistoia non ha eguali in Italia e che la sua introduzione poteva essere più graduale e meglio spiegata all’utenza».

Si è invece scelta, afferma Berardelli, una strada diversa. «A nostro parere un po’ confusa, introducendo un concetto di qualità da migliorare senza avere effettuato i dovuti riscontri, che avrebbero certificato come l’azienda poteva godere della quasi totale soddisfazione dell’utenza. Non è mai apparso chiaro - prosegue - e considerato l’aumento proposto sarebbe stato più che corretto farlo, che il prezzo riconosciutoci dal Comune è di poco meno di 4 euro a pasto, a fronte dei 6,50 richiesti ad una fascia di utenza. Fino al 2011 un pasto ci veniva pagato 2 euro e 90 centesimi (+ Iva al 4%), quest’anno 2 euro e 98 centesimi (+ Iva al 4%). Con gli 80 centesimi della distribuzione arriviamo a 3 euro e 95 cent».

«In questa vicenda - conclude - RistorArt è parte lesa, perché ha appaltato un numero di pasti giornalieri che è diminuito per via di alcune regole cambiate con la partita in gioco. Siamo impegnati ad evitare ogni ripercussione sui lavoratori, che, fatalmente, quando c’è la diminuzione di lavoro, sono la parte debole e poco tutelata».(t.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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