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Il mobile quarratino guarda con curiosità e diffidenza alla Cina

Il mobile quarratino guarda con curiosità e diffidenza alla Cina

Alla Màgia l’incontro con la delegazione cinese di Hangzhou La Cna: «Nessuno dei nostri soci ha aderito al progetto»

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QUARRATA. Loro ci mettono l’affitto dello spazio, la pubblicità e il trasporto. Chiedono la campionatura - quindi un investimento delle aziende - e una progettualità dello spazio che sarà occupato dai mobili quarratini.

Vorrebbe, Wahaha Hangzhou, «i pezzi velocemente». Ma tra i mobilifici locali regna la perplessità. La bozza del contratto presentata dal gruppo privato di imprese cinesi presieduto dal magnate Zong Qinghou prevede la formula del conto deposito, una proposta accolta con diffidenza a Quarrata. Ieri mattina una delegazione di Wahaha Hangzhou, leader nel settore degli alimenti e delle bevande e desideroso di espandere il proprio campo di attività anche all’arredamento, ha incontrato a villa La Màgia un gruppo di aziende locali associate a Confindustria e al consorzio Pmi. La delegazione sta attraversando da mesi l’Italia in lungo e in largo, grazie alla mediazione dell’Istituto per il commercio estero di Pechino (Ice). L’opportunità, in effetti, ad una prima valutazione, è ghiotta: tra pochi mesi sarà ultimato ad Hangzhou un grande centro commerciale - che si chiamerà Waow Plaza - al cui interno saranno esposti, su oltre 30mila metri quadrati di superficie distribuiti su 5 piani, prodotti italiani di settori che vanno dall’agroalimentare all’abbigliamento, dall’artigianato alla piccola gioielleria.

Prima intermediaria a Quarrata di Wahaha Hangzhou è stata la Cna, che aveva incontrato a settembre Zong Qinghou. «Abbiamo messo in contatto il gruppo cinese - spiega Paolo Spadoni, funzionario Cna - circa 25 aziende associate, e devo dire che nessuna sembra interessata al momento ad approfondire i rapporti».

I motivi? Soprattutto la formula del conto deposito: «Una questione di mentalità, forse - commenta Spadoni - Altri Paesi sono più abituati di noi. Si tratta di mandare intanto la campionatura e poi loro ci pagheranno il riassortimento. Se non venderanno niente dovremmo pagare l’affitto dello spazio occupato o fornire i successivi prodotti ad un forte sconto».

Più possibilista sul futuro accordo Confindustria, che però, dopo la conclusione negativa del precedente Progetto Cina, non azzarda nessun tipo di previsione. «Dopo Cna e Confartigianato - spiega Barbara Agrestini - anche noi ed il consorzio Pmi abbiamo voluto mettere di fronte il gruppo cinese e i nostri imprenditori. Ognuno ha giocato le sue carte. Vediamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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