La protesta
«Le riduzioni di Firenze fanno perdere il lavoro»
PISTOIA. Una lavoratrice pendolare che ogni mattina viene a Pistoia in treno da Serravalle spiega intanto in una lettera i problemi che creerebbe la chiusura della stazione. «Il Tirreno – scrive...
PISTOIA. Una lavoratrice pendolare che ogni mattina viene a Pistoia in treno da Serravalle spiega intanto in una lettera i problemi che creerebbe la chiusura della stazione. «Il Tirreno – scrive Patrizia Salvi – ha pubblicato la notizia della chiusura della stazione ferroviaria di Serravalle. Io sono una pendolare che dal 2003 prende il treno delle 5,43 a Serravalle: quel treno per me, che non guido la macchina, è l’unica cosa che mi permette di arrivare a Pistoia e mi consente di entrare a lavorare prima delle 6,30. Altri mezzi pubblici non ce ne sono. Insieme a me ci sono altre poche persone che prendono quel treno, ma chiedo: anche se siamo pochi, è giusto che ci tolgano il diritto di lavorare? Perché per me togliere quel treno vuol dire smettere di lavorare, vuol dire non portare più il pane a casa, vuol dire non pagare più le tasse. E guardate che da uno stipendio come il mio, quando hai tolto le tasse, ci rimane gusto il pane. Questi signori che fanno queste cose dove trovano il coraggio di dire che tanto le stazioni che verranno chiuse sono a bassa utenza? Lo sanno loro che questa bassa utenza è composta non da tavole di legno, ma da esseri umani? Chi ha dato loro il potere di condannare questa bassa utenza a restare senza la possibilità di lavorare? Questi signori probabilmente viaggiano tutti con le famose auto blu sotto il sedere e pensano che questa miserevole gente si debba arrangiare, oppure non pensano nulla perché non possono vedere i problemi di ogni singola persona.
«Già nell’aprile 2010 ci hanno dato una bella mazzata togliendoci molti autobus che permettevano alle persone come me di entrare al lavoro alle 6. Allora ci hanno fatto perdere mezz’ora, questa volta ci tolgono del tutto il lavoro. Lo sanno queste persone che restare senza lavoro significa restare senza dignità, significa non poter provvedere più alla propria famiglia? «E soprattutto, per campare, come si deve fare? Dobbiamo metterci a rubare, oppure dobbiamo pagare per farci dare una pensione d’invalidità falsa?».
Un altro lettore, Francesco Lauria, protesta per i tagli delle corse: «Da circa un anno e mezzo utilizzo la linea ferroviaria Viareggio-Firenze, giornalmente. Sono sinceramente rimasto basito leggendo la notizia dell'imminente doppio intervento: ulteriore aumento di biglietti e abbonamenti, taglio di corse e stazioni. Uso questa linea in orari abbastanza modulati, non solo nella fasce di punta, e mi sembra sinceramente molto frequentata. Piuttosto i Regiostar che limitano al massimo le fermate sono a volte meno pieni dei normali regionali e quasi mai in orario, non certo per problemi di eccesso di corse».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
